
Crans Montana, altre ombre sui Moretti: legami con network di traffico d’armi
La tragedia del primo gennaio scorso al bar Le Constellation di Crans-Montana, costata la vita a 41 persone e che ha provocato il ferimento di altri 115 avventori, continua a riservare risvolti investigativi sempre più inquietanti. Quella che era nata come un’indagine per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e incendio nei confronti dei coniugi Jacques e Jessica Moretti e di altre 12 persone, si sta trasformando in un vero e proprio caso internazionale. Davanti alle procure di Sion, Parigi e Berna sono state infatti depositate denunce pesantissime da parte di uno dei legali delle vittime del rogo, che gettano un’ombra sinistra sulla fulminea ascesa economica dei proprietari del locale e sui loro legami con il finanziere svizzero Daniel Donnet-Monay, fondatore della società fiduciaria Aags.
Secondo gli atti presentati dall’avvocato di parte civile, fu proprio la Aags a permettere ai coniugi Moretti di avviare l’attività commerciale attraverso un prestito iniziale di ventimila euro. Da quel momento, i due imprenditori hanno registrato una crescita economica rapidissima e anomala, gestendo ben tre locali. I tentativi della magistratura di fare luce sui bilanci e sugli aspetti fiscali di queste attività si sono scontrati con un muro invalicabile, dato che la documentazione contabile custodita dalla fiduciaria fino alla fine del 2024 è risultata completamente distrutta a causa di un improvviso quanto sospetto guasto informatico verificatosi proprio nel momento in cui la procura di Sion ne aveva ordinato il sequestro.
Le denunce depositate rivelano come la Aags si trovi in realtà al centro di una fitta rete di società che si muovono in ambiti ben diversi dalla semplice consulenza amministrativa e fiscale. Tra queste spicca la Algemira Sa, un’azienda con sede a Martigny il cui catalogo commerciale propone equipaggiamenti militari sofisticati per le forze di sicurezza africane, tra cui granate lacrimogene e accecanti, mirini ottici per fucili automatici come AK-47 e M-16, scudi a scarica elettrica da due milioni di volt e droni militari capaci di trasportare un carico utile di cinquanta chilogrammi. Il forte sospetto espresso dal legale è che queste forniture belliche siano state intermediate direttamente dal territorio elvetico in totale assenza delle necessarie autorizzazioni governative da parte della Segreteria di Stato dell’economia.
Le attività transnazionali del gruppo non si sarebbero limitate al commercio di materiale bellico, ma avrebbero compreso anche l’arruolamento non autorizzato di personale militare. Tra il 2017 e l’inizio del 2020, infatti, la stessa Algemira Sa avrebbe coordinato l’invio in Costa d’Avorio di istruttori provenienti dalla Bielorussia, con il compito specifico di addestrare le forze armate locali all’utilizzo e alla manutenzione dei veicoli corazzati Cayman. Parallelamente a queste operazioni sul suolo africano, un’ulteriore ramificazione del gruppo rappresentata dalla società Vici Sa di Losanna avrebbe svolto attività di intelligence illegittima, completando un quadro di operazioni clandestine ad alto livello.
I legami internazionali della rete si spingono fino a sfiorare contesti legati a gravi violazioni dei diritti umani. Un contratto di intermediazione datato 17 aprile 2020 proverebbe una collaborazione commerciale diretta tra la Vici Sa, la Algemira Sa e Robert Montoya, un ex gendarme francese attualmente sotto inchiesta a Parigi per favoreggiamento in crimini contro l’umanità. Secondo l’esposto del legale delle vittime, la stabilità economica di questo impero occulto si reggeva su un sistema di scatole cinesi in cui i membri del consiglio di amministrazione di Aags ruotavano come prestanome di società estere, favorendo uno scambio reciproco di fatture false per oltre 822mila franchi svizzeri relative a una fantomatica infrastruttura informatica. Questa architettura societaria serviva a coprire bilanci palesemente gonfiati e flussi di denaro ingenti, come il raddoppio fittizio del valore di un software sviluppato internamente dalla Swiss Digital Services Sa, operazione eseguita per mascherare una situazione di forte sovraindebitamento ed evitare l’istanza di fallimento, permettendo al contempo l’erogazione di prestiti agevolati interni al gruppo per un valore di un milione e 800mila franchi a beneficio della Vici Sa di Losanna. Le indagini delle tre procure dovranno ora accertare se i soldi investiti nei locali di Crans-Montana provenissero proprio da questo imponente circuito di riciclaggio di denaro sporco.
M.M.