Aveva travolto un vigile con l’auto, condannato un 38enne rom

10/06/2026

Quando aveva visto la paletta alzata che lo invitava a fermarsi per un controllo stradale aveva accelerato bruscamente con la sua macchina, travolgendo l’agente di polizia locale che gli aveva intimato l’alt. Successivamente, non contento dell’impatto, aveva persino inserito la retromarcia nel tentativo di investire nuovamente l’operatore a terra, senza tuttavia riuscire nel suo intento. Ieri Valentino Mikic, 38enne rom, è stato condannato a due anni di reclusione dai giudici del tribunale di piazzale Clodio. Il collegio giudicante, all’uscita dalla camera di consiglio, ha preso la decisione di riqualificare il reato originario da tentato omicidio a resistenza a pubblico ufficiale, ridimensionando la portata della pena finale rispetto alle richieste iniziali della pubblica accusa.

L’intera vicenda risale al pomeriggio del 21 ottobre del 2024, quando due vigili urbani appartenenti al V Gruppo della polizia locale di Roma Capitale si trovavano a bordo della propria auto di ordinanza per il consueto giro di pattuglia tra le strade del quartiere Prenestino, nel quadrante est della città. Poco dopo le ore 17, i due agenti notarono un’autovettura che sfrecciava ad altissima velocità tra le vie della zona. Si trattava nello specifico della Fiat Punto guidata da Valentino Mikic, il quale si era messo alla guida del mezzo poco prima, uscendo dal campo nomadi situato in via dei Gordiani. Insieme a lui, sui sedili passeggeri del veicolo, viaggiavano altre tre persone. I due agenti si misero immediatamente sulle sue tracce e, grazie a un rapido accertamento telematico eseguito tramite la consultazione delle banche dati, scoprirono che il veicolo stava circolando sprovvisto della regolare copertura assicurativa obbligatoria.

La Fiat Punto venne così intercettata e bloccata qualche incrocio più avanti, precisamente all’altezza di via Anagni. In quel momento, uno dei due vigili urbani decise di scendere dalla vettura di servizio per posizionarsi in strada e intimare l’alt, bloccando la corsa del trentottenne. Mikic, tuttavia, non aveva alcuna intenzione di fermarsi e sottoporsi alle verifiche di rito, tentando di eludere il blocco attraverso una serie di manovre estremamente spericolate. A un certo punto, come fedelmente riportato nel capo d’imputazione redatto dalla Procura, l’uomo imboccò la via in contromano, puntando la parte anteriore del mezzo proprio in direzione del corpo dell’agente. Quest’ultimo, come specificato negli atti processuali, «solamente grazie a una mossa repentina», riuscì a evitare di essere travolto in pieno dall’impatto frontale. Nonostante il riflesso tempestivo, il vigile venne comunque colpito con violenza dalla parte laterale destra del veicolo in corsa, venendo sbalzato a causa dell’urto e ricadendo pesantemente sul manto stradale.

Mentre il poliziotto locale si trovava ancora in ginocchio sull’asfalto per il dolore, l’imputato, invece di allontanarsi rapidamente dal luogo dell’incidente, ingranò la retromarcia, muovendosi in direzione della vittima. L’auto si avvicinò sempre più pericolosamente al poliziotto, il quale, vedendosi in imminente pericolo di vita, fu costretto a estrarre l’arma d’ordinanza dalla cintola e a esplodere un colpo diretto contro lo pneumatico anteriore destro della vettura, perforandolo. Le carte del processo definiscono l’azione del vigile come «necessaria per arrestare la marcia del veicolo, visto che erano stati fatti tutti gli atti idonei diretti al fermo del mezzo e del suo conducente» e specificano come lo sparo sia stato esploso in modo da risultare «non pericolosa per l’incolumità di terzi».

A seguito dell’esplosione dello pneumatico, la Fiat Punto ripartì a forte velocità, ma non riuscì a proseguire la sua fuga per molti metri. Il mezzo terminò infatti il suo tragitto poche centinaia di metri più in là, nella vicina via delle Betulle, dove gli occupanti abbandonarono l’abitacolo per allontanarsi in fretta a piedi. I tre passeggeri vennero comunque identificati in breve tempo dalle forze dell’ordine e fu anche grazie alle loro testimonianze che gli inquirenti riuscirono a stringere il cerchio attorno al conducente. Mikic venne arrestato il mese successivo, a novembre, dai carabinieri della stazione di Roma Quadraro, i quali lo individuarono nel corso di un normale controllo alla circolazione stradale in via di Centocelle. L’accusa in aula, sostenuta dal sostituto procuratore Flavio Ricci, aveva chiesto una condanna a cinque anni di reclusione per il reato di tentato omicidio. La difesa, affidata all’avvocato penalista Piergiorgio Manca, ha battuto sulla riqualificazione del fatto in resistenza a pubblico ufficiale, una linea giuridica che è stata pienamente condivisa dal collegio giudicante nella sentenza finale.

M.M.

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