
Aggressione Termini, arrestati ad Amburgo gli ultimi due della gang
La lunga fuga attraverso l’Europa si è conclusa tra le mura di una struttura ricettiva fatiscente alla periferia di Amburgo, mettendo finalmente la parola fine a una delle indagini più delicate condotte dalla Squadra Mobile di Roma negli ultimi mesi. Il cerchio si è chiuso attorno alla banda che la sera del 10 gennaio scorso ha brutalmente aggredito un funzionario di 57 anni del Ministero del Made in Italy nei pressi della stazione Termini. Un episodio di violenza cieca e gratuita che, come accertato dagli inquirenti, è stato il drammatico esito di un fatale «scambio di persona» che ha ridotto la vittima in fin di vita. Dopo l’arresto dei primi quattro componenti del gruppo avvenuto nelle settimane successive al raid, gli agenti sono riusciti a individuare e fermare gli ultimi due ricercati che erano riusciti a lasciare l’Italia immediatamente dopo il pestaggio.
Il viaggio dei fuggitivi, due cittadini tunisini irregolari sul territorio nazionale, era iniziato a bordo di un pullman diretto a Milano. Da lì, il percorso era proseguito verso la Svizzera per poi raggiungere in treno la Germania, dove i due speravano di far perdere definitivamente le proprie tracce. Tuttavia, a tradire Amor Messaoudi, 19 anni, e il 25enne Montassar Khadhraoui è stata proprio la loro imprudenza digitale. Durante gli spostamenti, i due giovani avevano infatti pubblicato su Instagram diversi video e fotografie che li ritraevano all’interno del bus, fornendo involontariamente agli investigatori del Servizio centrale operativo i riscontri necessari per mappare il loro itinerario. Grazie a questa attività di monitoraggio dei profili social, la polizia è riuscita a localizzarli in un ostello di Amburgo, dove il primo è stato fermato il 21 febbraio e il secondo lo scorso 27 marzo.
La dinamica dell’aggressione resta agghiacciante per la sua assurdità. Messaoudi, legato sentimentalmente a una delle ragazze che quella sera avevano tentato di rapinare una famiglia vicino alla stazione, avrebbe aizzato il branco contro l’uomo sbagliato. Il funzionario ministeriale è stato infatti confuso con il padre di famiglia che aveva reagito al tentativo di rapina operato dalle giovani. La vittima è stata colpita ripetutamente a mani nude e con violenti calci al volto e alla testa, un assalto coordinato che ha visto la partecipazione di tutti i sei membri del branco, ora accusati di tentato omicidio in concorso. Gli altri quattro complici, tre tunisini e un egiziano tutti sotto i 25 anni, erano già stati assicurati alla giustizia: due rintracciati subito dopo i fatti e altri due fermati rispettivamente a Perugia e a Roma durante un’altra rapina.
Mentre la giustizia compie i suoi passi, per il funzionario aggredito il percorso di recupero appare ancora lungo e tortuoso. Dopo il ricovero d’urgenza al Policlinico Umberto I, l’uomo è stato trasferito presso il centro specializzato Santa Lucia per affrontare la riabilitazione. Le sue condizioni restano monitorate e gli investigatori non hanno ancora potuto raccogliere la sua testimonianza diretta a causa del grave trauma subito, che gli ha provocato la perdita di parte della memoria. Resta il quadro di una banda di giovanissimi, già nota alle forze dell’ordine per precedenti legati allo spaccio e ai reati contro il patrimonio, che operava stabilmente nell’area della stazione Termini. Con l’estradizione odierna del primo fermato dalla Germania, l’intero gruppo dovrà ora rispondere davanti ai giudici di una pazzia criminale che ha menomato un uomo, rischiando di ucciderlo.
M.M.