
Addio alle ricevute cartacee del Pos: cosa cambia con il nuovo decreto Pnrr
L’epoca dei faldoni ricolmi di scontrini sbiaditi e ricevute Pos conservate per anni in polverosi cassetti volge finalmente al termine. Il nuovo decreto Pnrr, approvato dal governo, segna una svolta attesa da oltre un decennio, eliminando l’obbligo per cittadini e imprese di conservare per dieci anni le ricevute cartacee dei pagamenti elettronici. Si tratta di una misura di semplificazione che riconosce finalmente la maturità digitale del Paese, dove nel 2025 i terminali Pos attivi hanno raggiunto la soglia dei 3,87 milioni, confermando una crescita inarrestabile rispetto all’anno precedente. Mentre l’Italia accelera verso la digitalizzazione integrale dei pagamenti, anche la macchina burocratica prova ad adeguarsi eliminando adempimenti ormai giudicati superflui e anacronistici.
La novità principale introdotta dal decreto riguarda specificamente le ricevute emesse dai terminali per pagamenti con carte di credito, debito o prepagate. Sebbene resti obbligatorio conservare scontrini, fatture e ricevute fiscali, la prova dell’avvenuto pagamento potrà ora essere fornita semplicemente tramite la documentazione bancaria, anche in formato digitale. Le comunicazioni inviate dagli intermediari finanziari, come gli estratti conto consultabili online, acquistano pieno valore legale sostitutivo a condizione che contengano tutte le informazioni relative alla singola operazione. Questa semplificazione poggia sulla consapevolezza che le ricevute Pos non sono documenti contabili necessari alla redazione dei bilanci, ma semplici attestazioni di trasferimento fondi, la cui tracciabilità è già garantita dai sistemi informatici bancari.
Un capitolo significativo della riforma riguarda il rapporto tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione. Per tutti i pagamenti effettuati tramite piattaforme elettroniche come pagoPA, gli uffici pubblici avranno l’obbligo di verificare l’avvenuto versamento consultando i propri flussi informatici o quelli della piattaforma nazionale. Non sarà più possibile richiedere all’utente l’esibizione della ricevuta cartacea, neppure per finalità di detrazione fiscale. Parallelamente, dal primo gennaio 2026 è scattata una vera rivoluzione tecnica: l’obbligo di collegamento telematico tra i dispositivi Pos e i registratori di cassa. Questa integrazione permette un dialogo costante con l’Agenzia delle Entrate, riducendo le discrepanze tra gli incassi elettronici e le vendite certificate e automatizzando gran parte dei controlli fiscali.
La roadmap tracciata dal Parlamento guarda però ancora più lontano, puntando alla completa dematerializzazione degli scontrini nei prossimi anni. Il percorso di adeguamento inizierà il primo gennaio 2027 con la grande distribuzione organizzata, per poi estendersi progressivamente agli operatori con volumi d’affari elevati nel 2028 e arrivare a coinvolgere la totalità degli esercenti entro il 2029. L’obiettivo finale è una gestione interamente digitale dei corrispettivi che permetta al Fisco controlli più efficaci e ai cittadini una gestione più snella delle proprie spese e garanzie. In questo scenario, lo scontrino di carta diventerà presto un ricordo del passato, sostituito da flussi di dati sicuri e immediatamente disponibili.