
Accise riallineate: adesso il gasolio costa più della benzina
Il nuovo anno ha portato una novità strutturale per il portafoglio degli automobilisti italiani. Per la prima volta dal febbraio 2023, il prezzo medio nazionale del diesel ha superato quello della benzina. Secondo i dati rilevati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), il gasolio viaggia ora a una media di 1,666 euro al litro, mentre la verde è scesa a 1,650 euro, toccando i livelli più bassi registrati dal 2021.
Questo sorpasso non è dovuto a fluttuazioni casuali, ma è l’effetto diretto della Legge di Bilancio 2026. Dal 1° gennaio è infatti scattato il riallineamento delle accise, una misura prevista dal Pnrr per eliminare i sussidi ambientalmente dannosi. L’operazione ha comportato una riduzione di 4,05 centesimi di euro al litro per la benzina e un aumento identico per il diesel, portando il valore della tassazione fissa per entrambi i carburanti alla medesima quota di 67,26 centesimi. L’intervento ha subito una netta accelerazione rispetto alla tabella di marcia originale per garantire coperture finanziarie vicine ai 600 milioni di euro.
La situazione geografica dei prezzi mostra però alcune differenze territoriali. L’Unione Nazionale Consumatori evidenzia che il sorpasso non è ancora avvenuto in tutte le regioni: in Sicilia, Campania, Basilicata e Puglia la benzina resta leggermente più cara del gasolio. Nel Lazio la differenza a favore del diesel è di 0,6 centesimi, mentre l’Abruzzo si distingue come la regione più virtuosa grazie a un calo della benzina di quasi 5 centesimi. Con questa riforma, l’Italia vanta oggi l’accisa sul gasolio più alta d’Europa, mentre per la benzina la pressione fiscale italiana scende all’ottavo posto nel continente.
Oltre alla componente fiscale, sui listini ha pesato dal 1° gennaio anche l’aumento dei costi di miscelazione dei biocarburanti, stimato tra 1,5 e 2 centesimi al litro. Tuttavia, questo incremento è stato finora assorbito dal calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati avvenuto tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Il Mimit continua a monitorare i distributori per evitare speculazioni e distorsioni del mercato, mentre i consumatori che viaggiano con motorizzazioni diesel si trovano ora a dover ricalcolare i costi di gestione dei propri spostamenti.