
“Li pagano 2 dollari all’ora per insegnare ai robot il loro lavoro”. Cosa sta succedendo nei Paesi più poveri
“Li pagano 2 dollari all’ora per insegnare ai robot il loro lavoro”. Cosa sta succedendo nei Paesi più poveri
Uno studente di medicina in Nigeria, dopo il turno in ospedale, si lega l’iPhone alla fronte e si filma mentre piega il bucato. Si chiama Zeus e lavora per Micro1, azienda di Palo Alto, in California, che raccoglie questi filmati e li rivende alle aziende di robotica. Con 15 dollari l’ora è tra i pagati meglio.
“Ormai li pagano 2 dollari l’ora per insegnare ai robot il loro lavoro”, racconta l’esperto di comunicazione Marco Camisani Calzolari. Il meccanismo è semplice: un robot impara a muovere le mani guardando migliaia di ore di mani vere, e quelle ore qualcuno le deve girare. In India operai e magazzinieri indossano una telecamera durante il turno per un paio di dollari l’ora.
“Così insegnano alla macchina un lavoro che un giorno probabilmente farà al posto loro”, spiega Camisani Calzolari. Succederà tra qualche anno, quando i robot saranno abbastanza bravi. Il danno arriva tardi, sparso su migliaia di persone in paesi diversi, e quando arriva nessuno sa più con chi prendersela. Lo studioso Rob Nixon lo chiama “violenza lenta”: un danno senza esplosioni e senza un colpevole visibile, che colpisce più forte chi ha meno modo di difendersi. “Dove le alternative sono poche, 2 dollari l’ora sembrano un’occasione.”
Eppure se ne parla pochissimo. Un uomo che piega il bucato davanti a una telecamera non fa notizia, a parte qualche inchiesta, come quella di Bloomberg sull’India. Intanto quei video entrano nelle case, con le stanze e le facce di chi ci vive, compresi i figli che passano magari dietro. “Chi si filma per un paio di dollari l’ora difficilmente vede dove finirà quel lavoro”, avverte l’esperto, “e chi compra i video non è obbligato a dire niente a nessuno.”
Il consiglio di Camisani Calzolari: se arriva un’offerta per filmare il proprio lavoro o le faccende di casa, prendersi tempo. Prima si chiede per iscritto a chi vanno i video, per quanto tempo vengono conservati e a cosa servono. “Se non ve lo dicono, lasciate perdere.”