
Maxisequestro da 50 milioni a Roma: sigilli a pizzerie e B&B di lusso
La Guardia di Finanza di Roma ha eseguito un imponente decreto di sequestro patrimoniale del valore di oltre 50 milioni di euro nei confronti di due coniugi romani, un uomo nato nel 1970 e la moglie nata nel 1971, attivi da decenni nel tessuto commerciale della Capitale. Le indagini, condotte in modo approfondito dai militari del Nucleo di polizia Economico-Finanziaria e del Gico, hanno svelato un complesso e collaudato sistema di scatole cinesi composto da ben 34 società. Gli accertamenti degli investigatori sono partiti da una storica attività di antiquariato e bigiotteria situata in via dei Coronari, ereditata dal padre dell’uomo alla fine degli anni Novanta, che è servita come trampolino di lancio per strutturare il circuito illecito. I due imprenditori sono stati qualificati dagli inquirenti come soggetti «socialmente pericolosi», in virtù di un meccanismo fraudolento che ha permesso loro, nel corso degli anni, di appropriarsi indebitamente di ingenti risorse finanziarie. Attraverso lo schermo di diverse società concessionarie, la coppia è riuscita ad accumulare imponenti esposizioni debitorie con il fisco, reinvestendo poi i capitali sottratti allo Stato in settori commerciali particolarmente redditizi.
Il provvedimento di sequestro ha colpito un patrimonio vastissimo che spazia dalla ristorazione veloce alle strutture ricettive di alto livello situate nel centro storico di Roma. Tra i beni principali sottoposti a vincolo giudiziario figurano la nota catena di pizzerie al taglio Appetito-pizza gourmet e la rete di alloggi turistici di lusso denominata Pantheon Relais. Oltre alle strutture aziendali, i militari hanno apposto i sigilli su proprietà immobiliari e beni mobili di grandissimo pregio di cui i coniugi si erano circondati nel tempo, tra cui spiccano alcune ville di lusso situate nella rinomata località di Portisco a Olbia, altre residenze nel comprensorio romano dell’Olgiata e un maxiyacht. Al fine di garantire la continuità aziendale, salvaguardare il valore economico delle imprese coinvolte e tutelare i livelli occupazionali dei dipendenti, il Tribunale ha provveduto alla nomina immediata di un amministratore giudiziario, applicando una delle norme centrali previste dal Codice antimafia per la gestione dei beni sottratti alla criminalità economica.
Il nucleo dell’inchiesta ha permesso di ricostruire fedelmente i flussi finanziari illeciti e di evidenziare come il sistema fraudolento venisse replicato in modo identico sia nel settore del cibo sia in quello dell’accoglienza alberghiera. Secondo quanto riportato nel decreto firmato dai giudici, l’organizzazione si basava su uno schema «in tutto sovrapponibile a quello sperimentato per i settori dell’antiquariato e dei souvenir, perseguito con il noto sistema degli affitti di azienda, dei prestanome e delle società concessionarie delle differenti attività con sistematica omissione da parte di queste ultime degli obblighi fiscali, creazione volontaria dello stato di insolvenza e drenaggio delle risorse a beneficio dei proposti».
M.M.