
Enrico Varriale, confermata in appello la condanna per stalking
La prima sezione penale della Corte d’appello di Roma ha confermato integralmente la sentenza di primo grado emessa a giugno dello scorso anno, ribadendo la condanna a 10 mesi di reclusione per il giornalista Enrico Varriale, per stalking e lesioni nei confronti della sua ex-compagna. I giudici di secondo grado hanno contestualmente stabilito che la sospensione condizionale della pena rimanga subordinata alla partecipazione del giornalista a specifici percorsi di recupero dedicati agli uomini maltrattanti. La decisione arriva a pochi mesi di distanza da un’altra sentenza di condanna, pronunciata a dicembre, che aveva inflitto a Varriale 7 mesi di reclusione, sempre con pena sospesa, per i medesimi reati di stalking e lesioni personali commessi nei confronti di un’altra donna.
I fatti esaminati nel corso del procedimento giudiziario risalgono all’estate del 2021. La relazione tra il giornalista e la vittima, una donna di 54 anni conosciuta per motivi professionali, era stata caratterizzata fin dall’inizio da continui alti e bassi. La situazione è precipitata definitivamente il 5 agosto di quell’anno, al rientro da un breve periodo di vacanza trascorso insieme. Dopo un violento litigio avvenuto nell’abitazione della donna, l’uomo si era allontanato, per poi ripresentarsi la mattina successiva sotto l’edificio e iniziare a suonare insistentemente il citofono per farsi aprire.
Nonostante i tentativi della donna di prendere tempo e calmarlo, Varriale è riuscito a salire sul pianerottolo e a entrare nell’appartamento. Nel corso della sua testimonianza in aula, la vittima ha descritto quei drammatici momenti spiegando che l’ex compagno era entrato «come una furia». Una volta dentro, l’uomo l’ha afferrata per le mani e per i polsi, rivolgendole pesanti insulti sessisti nel tentativo di strapparle lo smartphone per controllare la cronologia dei messaggi della sera precedente. Successivamente, l’imputato l’ha bloccata per il collo e spinta con violenza contro il muro, causandole traumi e lesioni giudicate poi guaribili in cinque giorni dai medici del pronto soccorso.
Dopo essere riuscita a farlo uscire e ad andare in ospedale per farsi medicare, la 54enne ha dovuto fare i conti con un’immediata serie di comportamenti persecutori, iniziati proprio con telefonate e messaggi mentre si trovava in corsia. L’episodio più grave si è verificato due giorni dopo, il 7 agosto, quando il giornalista è tornato sotto l’abitazione della vittima. Ricordando quel momento, la donna ha raccontato ai magistrati che l’uomo «ha iniziato a citofonare insistentemente e lì ho cominciato ad avere la mia prima crisi di panico». Per non farsi scoprire all’interno dell’appartamento, la signora è stata costretta a spegnere tutte le lampadine, muovendosi nel buio solo con l’ausilio della torcia del cellulare. Di fronte al silenzio della donna, Varriale le ha inviato una serie di sms carichi di insulti e accuse infondate sulla presenza di presunti amanti. La pressione psicologica è aumentata passando alle minacce di compromettere la sua attività lavorativa e le sue collaborazioni professionali. Questa situazione di profonda ansia e paura si è trascinata fino al mese di settembre, quando la donna, assistita dall’associazione Differenza Donna, ha trovato la forza di sporgere formale denuncia, avviando l’iter giudiziario conclusosi ora con la conferma della condanna in appello.
M.M.