
Crans-Montana: promossi a scuola i ragazzi italiani sopravvissuti al rogo
La conclusione dell’anno scolastico ha portato un momento di profonda commozione e un barlume di serenità per i giovani studenti italiani scampati al terribile incendio del Constellation a Crans-Montana. Dopo mesi drammatici trascorsi all’interno delle sale operatorie, tra dolorose medicazioni, percorsi di riabilitazione e nottate interminabili nel centro ustioni dell’ospedale Niguarda di Milano, il verdetto delle pagelle ha regalato una notizia positiva, sancendo la promozione di tutti i ragazzi feriti. Si tratta di un traguardo straordinario, considerando che per molti di loro il ritorno fisico tra i banchi di scuola non è mai avvenuto dopo le tragiche vacanze di Natale. Alcuni si trovano ancora in regime di ricovero nella struttura milanese, altri stanno continuando delicate terapie per recuperare la funzionalità respiratoria o sono costretti a indossare speciali guaine compressive sul viso e sulle mani, mentre un altro gruppo tenta faticosamente di riappropriarsi di una quotidiana normalità.
Il cammino didattico è stato preservato grazie a una mobilitazione straordinaria che ha visto le istituzioni scolastiche e i docenti attivarsi con enorme sensibilità, offrendo lezioni direttamente dai letti di degenza, permettendo l’invio dei compiti attraverso le piattaforme online e programmando le interrogazioni in videochiamata nei rari momenti in cui le terapie concedevano un po’ di tregua. Il padre di uno dei giovani feriti, Valentino Giola, ha espresso profonda gratitudine per il sostegno ricevuto, sottolineando come per il figlio Giuseppe la promozione sia arrivata a pieni voti nonostante i persistenti problemi di concentrazione e la necessità di sottoporsi a future sedute di trattamento laser. Il genitore ha evidenziato il valore umano dimostrato dal corpo docente dell’Istituto Gonzaga: «Dopo quello che hanno vissuto sarebbe stato terribile perdere anche i compagni di classe e ripetere l’anno. Giuseppe è stato promosso a pieni voti. Lui era già bravo a scuola, ma c’è stata una grande umanità da parte dell’Istituto Gonzaga e dei professori. Hanno capito che questi ragazzi non stavano saltando la scuola. Stavano cercando di sopravvivere».
Tuttavia, la medesima comprensione non sembra aver trovato spazio oltre il confine italiano. All’interno dei canali di comunicazione creati tra le famiglie dei sopravvissuti di diverse nazionalità, si è diffusa una notizia che ha destato profonda amarezza, legata alla bocciatura di molti studenti svizzeri coinvolti nel medesimo incidente. Le autorità scolastiche elvetiche avrebbero motivato la decisione sostenendo l’impossibilità di equiparare la valutazione di chi ha frequentato regolarmente le lezioni con quella di chi è rimasto assente per lunghi mesi. Una presa di posizione che è stata molto criticata, sia in Italia che in Svizzera, perchè giudicatauna mancanza di umanità nei confronti di ragazzi che non andavano a scuola solo perché non riuscivano nemmeno ad alzarsi da un letto. Anche sul fronte dei ragazzi più grandi si registrano progressi significativi ma lenti, come nel caso del sedicenne Lorenzo Riva, studente dell’International School di Como, promosso nonostante l’assenza prolungata dalle lezioni in presenza a causa di una severa insufficienza respiratoria che richiederà ulteriori accertamenti diagnostici alla fine del mese.
Oltre al successo scolastico, i ragazzi hanno potuto vivere una serata di svago e condivisione assistendo al concerto di Achille Lauro allo stadio di San Siro. Il cantante aveva fatto visita ai giovani feriti al Niguarda nello scorso mese di marzo, promettendo loro un posto d’onore non appena le condizioni di salute lo avessero permesso. All’evento hanno partecipato numerose famiglie unite dallo stesso immenso dolore, comprese quelle di chi purtroppo non ce l’ha fatta e i parenti di chi ha tentato fino all’ultimo di prestare soccorso tra i detriti nella notte di Capodanno. La vicinanza dell’artista era iniziata idealmente sul palco del Festival di Sanremo con la dedica di un brano incentrato sul dramma di Crans-Montana, e si è concretizzata prima con l’incontro riservato in ospedale e infine con l’invito allo stadio, offrendo a queste famiglie un momento collettivo che somiglia finalmente al ritorno alla vita.