
Gasperini, per conquistare la Champions serve il tridente
La rincorsa della Roma verso il posizionamento nella prossima Champions League passa inevitabilmente dalla decisiva trasferta di Verona. Sul terreno di gioco dello stadio Bentegodi, la formazione giallorossa si affiderà a un reparto offensivo che, pur non incarnando perfettamente l’ideale assoluto nei sogni di Gian Piero Gasperini, rappresenta la risorsa principale per centrare il grande obiettivo europeo. Il tecnico ha dovuto fare i conti fin dall’inizio della stagione con l’assenza di quell’esterno sinistro di piede destro espressamente richiesto e mai sbarcato a Trigoria. Una lacuna strutturale che ha costretto l’allenatore a ridisegnare continuamente la propria scacchiera tattica, alternando inizialmente Stephan El Shaarawy, adattando successivamente Matias Soulé o Paulo Dybala, e assistendo alla rapida parabola di Zaragoza, svanito nel nulla dopo aver firmato l’assist per Donyell Malen nella sfida contro il Napoli. Nemmeno l’innesto estivo di Leon Bailey, mancino naturale impiegato principalmente sulla corsia destra, ha risolto l’equivoco tattico sulla fascia opposta.
La convivenza tra Dybala e Soulé rimane uno dei temi più dibattuti dell’intera stagione romanista. Nonostante il gradimento espresso da Gasperini nei confronti dei due talenti argentini, la loro contemporanea presenza in campo non ha sempre prodotto risultati esaltanti, generando talvolta una sensazione di reciproco smarrimento a seconda di chi venisse sacrificato sulla corsia mancina. L’ultima apparizione dei due dal primo minuto alle spalle di Malen risale alla trasferta di Parma, una partita in cui la Joya è rimasta sul terreno di gioco fino al triplice fischio, mentre l’ex calciatore del Frosinone è stato sostituito all’inizio della seconda frazione.
Questo continuo processo di adattamento richiama alla mente le parole pronunciate dallo stesso Gasperini in occasione della trasferta di Pisa, quando l’allenatore sottolineò pubblicamente come i propri calciatori «non dovevano pensare di giocare nel giardino di casa, ma abituarsi pure a variazioni di ruoli e posizioni». In quella circostanza la strategia pagò dividendi importanti, con l’ingresso di Dybala a inizio ripresa a rilevare il Faraone. Nel corso del campionato, i due argentini hanno collezionato dieci presenze complessive da titolari in Serie A e due in Europa League, mettendo a referto due assist di Dybala nelle sfide con il Parma, oltre a una rete su rigore contro il Viktoria Plzen, mentre Soulé ha siglato due reti nei match casalinghi contro Sassuolo e Genoa.
La sfida contro il Verona offre a entrambi l’opportunità di spezzare un digiuno realizzativo insolitamente lungo, considerando che Soulé non trova la via del gol da 7 partite e Dybala da 4, pur essendo stato decisivo nelle ultime uscite con i passaggi vincenti per Malen a Parma e per Gianluca Mancini nella stracittadina. A trascinare la squadra ci ha pensato l’attaccante olandese, autore di 13 gol in campionato e distante solo 4 marcature dal capocannoniere Lautaro Martinez. Malen rappresenta l’unica certezza granitica in vista della prossima stagione, mentre il futuro dei suoi compagni di reparto resta legato alle dinamiche del calciomercato. Dybala è ancora alle prese con le trattative per il rinnovo contrattuale, mentre Soulé continua a riscuotere un forte interesse da parte di diversi club europei. Situazione analoga a centrocampo, dove Manu Koné è finalmente tornato ad allenarsi in gruppo a differenza di Lorenzo Pellegrini e potrebbe essere convocato per Verona, sebbene le sirene dell’Inter si siano fatte nuovamente insistenti, costringendo la dirigenza della Roma a fissare una valutazione economica decisamente elevata per il cartellino del francese prima del prossimo Mondiale.