
Bruno Conti lascia la Roma: finisce un’era lunga oltre mezzo secolo
Il cuore pulsante di Trigoria si appresta a vivere uno dei cambiamenti più profondi e carichi di emozione della sua storia recente. Con l’avvicinarsi del centenario del club, la Roma si prepara a salutare Bruno Conti, una figura che per oltre cinquant’anni ha rappresentato l’essenza stessa della romanità e del senso di appartenenza ai colori giallorossi. Il suo contratto, in scadenza il prossimo 30 giugno, non verrà rinnovato, segnando la conclusione di un rapporto iniziato nel lontano 1973, quando un giovanissimo talento arrivò dall’Anzio per non andare più via, se non per due brevi parentesi in Liguria. Le ragioni di questo distacco sono molteplici e toccano sia la sfera personale che quella professionale. Da una parte emerge il desiderio naturale di un uomo di settantuno anni di dedicarsi alla famiglia e di godersi il riposo nella sua Nettuno, magari trascorrendo più tempo nel centro sportivo inaugurato qualche anno fa. Dall’altra, la società ha pianificato un ampio restyling del settore giovanile che vedrà l’ingresso di nuove figure dirigenziali.
Il futuro del vivaio giallorosso sarà affidato a Fabio Tarantino, un nome che rappresenta un ritorno a casa e che già in passato aveva raccolto l’eredità di Conti nel coordinamento tecnico. Insieme a lui, arriverà dall’Inter Pasquale Berardi con il ruolo di capo scout, entrambi legati al club da un progetto a lungo termine fino al 2031. Per Bruno Conti si tratterebbe di un ulteriore ridimensionamento degli spazi operativi, motivo per cui la decisione di fermarsi appare come la scelta più coerente con la sua straordinaria storia. Una storia fatta di 402 presenze, uno scudetto indimenticabile e cinque Coppe Italia, senza dimenticare il trionfo mondiale del 1982 che lo ha consacrato nell’Olimpo del calcio internazionale. Anche nei momenti più difficili della vita privata, come la battaglia vinta contro un tumore al polmone, il legame con la Roma è rimasto il pilastro fondamentale della sua esistenza.
Il contributo di Conti non si è limitato al rettangolo verde come calciatore o alla breve ma intensa parentesi in panchina nel 2005. La sua vera missione è stata la scoperta e la crescita di talenti che hanno fatto la fortuna, tecnica ed economica, della società. Tra i tanti diamanti grezzi scovati e lavorati, uno su tutti brilla di luce propria, tanto che lo stesso Bruno lo ha sempre definito «Il mio fiore all’occhiello». Si parla ovviamente di Daniele De Rossi, simbolo di una stirpe di campioni cresciuti sotto la sua ala protettiva. La lista è lunghissima e comprende nomi che oggi popolano i campi più prestigiosi d’Europa, da Scamacca a Frattesi, passando per Calafiori e i più recenti Bove, Zalewski e Niccolò Pisilli. Quest’ultimo, in particolare, ha cementato ulteriormente il rapporto con il suo mentore, essendo legato sentimentalmente alla nipote di Bruno, Anastasia.
Mentre Trigoria si prepara a questo storico addio, la squadra deve mantenere alta la concentrazione sul finale di stagione. Lorenzo Pellegrini sta gestendo le energie dopo un periodo di impegni incessanti e la sua presenza per la sfida di San Siro non sembra essere in pericolo, nonostante qualche seduta di allenamento differenziato. Buone notizie arrivano dall’infermeria per quanto riguarda Soulé, che vede la fine di un lungo calvario durato oltre quaranta giorni, e per Hermoso, ormai pienamente recuperato. Il gruppo si è ricompattato con il rientro dei nazionali, tra cui Mancini e lo stesso Pisilli, che dovranno essere bravi a trasformare la delusione per la mancata qualificazione mondiale in energia positiva per la corsa verso un posto in Champions League, che ripartirà ufficialmente nel weekend di Pasqua.