
Flop Nazionale: Gravina si dimette da presidente FIGC e anche Buffon lascia
Il panorama calcistico nazionale è stato investito da un vero e proprio terremoto istituzionale che segna la fine di un’epoca e l’inizio di una transizione densa di incognite. Dopo il disastro sportivo consumatosi sul campo di Zenica, dove l’Italia ha visto sfumare per la terza volta consecutiva la partecipazione ai Campionati Mondiali, Gabriele Gravina ha ufficializzato le proprie dimissioni dalla carica di presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L’annuncio è arrivato durante un vertice teso nella sede romana di via Allegri, alla presenza di tutti i rappresentanti delle componenti federali, dalla Serie A fino alla Lega Nazionale Dilettanti, passando per le associazioni di calciatori e allenatori. Si tratta di un atto che molti definiscono dovuto, auspicato pubblicamente dal Ministro allo Sport Abodi e da molti giornalisti del settore, specchio di una crisi profonda che ha radici lontane e che ora richiede una rifondazione totale della governance del pallone nostrano.
In attesa del nuovo procedimento elettorale fissato per il prossimo 22 giugno, Gravina rimarrà in carica per l’ordinaria amministrazione, garantendo la continuità necessaria per l’iscrizione ai prossimi campionati. Tuttavia, il clima politico è rovente. Federico Mollicone, presidente della Commissione Sport della Camera, ha accolto con favore la notizia dichiarando che «si tratta di un atto di responsabilità necessario, che chiude una stagione segnata da criticità gestionali e fallimenti sportivi che non potevano più restare senza conseguenze». Lo stesso Mollicone ha ricordato come una sorte simile toccò a Carlo Tavecchio dopo la mancata qualificazione del 2017, sottolineando che il Parlamento continuerà a vigilare affinché la rinascita di questo asset strategico non venga ulteriormente rimandata.
Mentre si iniziano a delineare i profili dei possibili successori, con nomi pesanti come quelli di Giovanni Malagò, Giancarlo Abete e Matteo Marani che circolano con insistenza nei corridoi federali, le reazioni degli addetti ai lavori evidenziano una profonda amarezza. Giancarlo Abete, attuale numero uno della Lega Nazionale Dilettanti, ha preferito non sbilanciarsi su una sua possibile candidatura, focalizzandosi sulle tempistiche delle elezioni che cadranno proprio durante lo svolgimento dei Mondiali. Alla domanda sul futuro del commissario tecnico Rino Gattuso, Abete ha risposto con freddezza affermando che «non è un problema di mia competenza». Più orientato al futuro il commento di Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, il quale ha ribadito la necessità per il massimo campionato di rivendicare un ruolo di guida per l’intero sistema.
Anche le associazioni di categoria hanno espresso il loro punto di vista in questo momento di vuoto di potere. Renzo Ulivieri ha descritto l’atmosfera della riunione come estremamente triste, ricordando che le difficoltà del calcio italiano persistono ormai dal lontano 2006. Umberto Calcagno, presidente dell’AIC, ha invece spostato l’attenzione sulla necessità di riforme strutturali che favoriscano l’impiego dei talenti italiani, pur precisando di non voler intraprendere alcuna guerra agli stranieri. In questo scenario di smobilitazione, è arrivato anche il sofferto addio di Gianluigi Buffon. Il capodelegazione ha affidato ai social il suo commiato, spiegando di aver atteso per senso di responsabilità ma di sentirsi ora libero di fare un passo indietro. Buffon ha dichiarato che «ora che il Presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità», sottolineando come l’obiettivo principale fosse riportare l’Italia alla rassegna iridata, traguardo purtroppo fallito nonostante gli sforzi compiuti per ristrutturare il dialogo tra le selezioni giovanili e la nazionale maggiore.