
I mercati credono nella fine della guerra: scende il prezzo di petrolio e gas
I mercati finanziari sembrano aver deciso di ignorare il rumore di fondo delle cancellerie internazionali per abbracciare un ottimismo che profuma di tregua. La scommessa collettiva, che ha animato le ultime sedute, punta tutto su un imminente allentamento delle tensioni in Medio Oriente e, di riflesso, sulla riapertura dello strategico Stretto di Hormuz. È un gioco d’azzardo basato sulla fiducia in un possibile negoziato tra Teheran e Washington, una prospettiva che ha spinto i listini europei a chiudere in deciso rialzo, nonostante il consueto corredo di smentite e minacce incrociate che solitamente accompagna queste fasi diplomatiche. Anche se Wall Street si è mostrata più prudente, l’aria che si respira nelle borse mondiali è quella di un sospiro di sollievo che ha riportato i prezzi del gas e del petrolio su livelli più sostenibili, offrendo una boccata d’ossigeno a un’economia globale ancora sotto pressione. Gli investitori hanno scelto la linea dell’ottimismo, derubricando le minacce di Donald Trump sulla Nato a una sorta di rumore bianco in un panorama geopolitico dove ormai l’imprevedibilità è l’unica costante.
In questo scenario di cauto entusiasmo, la Commissione Europea non è rimasta a guardare, presentando il primo atteso intervento di revisione delle regole sul sistema ETS. Non si tratta ancora della rivoluzione strutturale prevista per l’estate, ma è un segnale politico inequivocabile: la flessibilità sta diventando il nuovo dogma di Palazzo Berlaymont. Il piano prevede di rafforzare la cassaforte del sistema di scambio delle emissioni, accumulando quote extra oltre il tetto dei 400 milioni di permessi. L’idea è quella di creare un ammortizzatore che permetta a Bruxelles di intervenire rapidamente sul mercato in caso di nuovi shock, immettendo quote aggiuntive per raffreddare i prezzi della CO2. È una mossa studiata per proteggere le industrie energivore, spesso schiacciate tra l’incudine dei costi del gas e il martello delle tasse ambientali, cercando di bilanciare le ambizioni del Green Deal con la cruda realtà dei bilanci aziendali. Come sottolineato dai vertici europei, «questa decisione punta ad abbassare i prezzi della CO2, compensando gli aumenti di gas e luce per le imprese tramite un rafforzamento della riserva di mercato».
La giornata di ieri è stata emblematica di questo clima di ritrovata fiducia. Mentre Tokyo e Seul facevano segnare balzi impressionanti, Milano e Madrid guidavano la carica europea con guadagni superiori al tre per cento. Nemmeno le dichiarazioni talvolta contrastanti che giungono da oltreoceano sembrano aver scalfito la corazza degli operatori, che preferiscono concentrarsi sulla discesa del Brent, tornato a lambire i 101 dollari al barile, e sul netto calo del gas al Ttf di Amsterdam, che ha chiuso sotto i 48 euro al megawattora. In questo contesto positivo, anche lo spread tra Btp e Bund ha dato segnali di distensione, calando sensibilmente, mentre l’oro è tornato a brillare come bene rifugio in attesa di comprendere le prossime mosse della Federal Reserve sui tassi di interesse a fine anno.
La proposta della Commissione, che era stata già anticipata da Ursula von der Leyen dopo i vertici di marzo, mira a trasformare la riserva di stabilità in un vero e proprio strumento di reazione rapida contro la volatilità. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare che i permessi di emissione, attualmente scambiati intorno ai 75 euro per tonnellata, diventino un ostacolo insormontabile per la ripresa industriale. Il commissario al Clima, l’olandese Wopke Hoekstra, ha ricordato come il sistema ETS abbia storicamente contribuito a un calo delle emissioni del 39% dal 1990, permettendo contemporaneamente un’espansione economica significativa. Tuttavia, Bruxelles riconosce ora che il meccanismo va aggiornato per non ignorare le pressioni economiche di un contesto globale così difficile. Le indicazioni che filtrano vanno nella direzione auspicata dall’Italia, con la possibile proroga dei permessi gratuiti subordinata agli investimenti verdi e l’introduzione di un sistema che premi chi rimuove attivamente la CO2 dall’atmosfera. Secondo la linea tracciata a Bruxelles, «più flessibilità nei pilastri del Green deal è necessaria per reagire prontamente quando il mercato energetico si surriscalda eccessivamente». Si apre ora un negoziato complesso tra Parlamento europeo e governi nazionali, con la speranza che la tregua dei mercati possa tradursi presto in una stabilità geopolitica più solida.