
Lazio-Milan, Sarri: “Una vittoria speciale in una serata magica”
Il fischio finale dell’arbitro Guida ha sancito molto più di una semplice vittoria sul campo, trasformando lo Stadio Olimpico nel teatro di una comunione ritrovata tra la squadra e la sua gente. Maurizio Sarri, il Comandante, si è concesso un doppio giro di campo sotto la Curva Nord, visibilmente commosso e con gli occhi lucidi davanti a 50mila spettatori tornati a riempire le gradinate con un entusiasmo che non si percepiva da tempo. La sciarpa biancoceleste stretta al petto e mostrata con orgoglio è diventata il simbolo di una serata perfetta, capace di regalare alla Lazio la seconda vittoria consecutiva, un traguardo che mancava dal febbraio del 2025. Nonostante la gioia, la serata ha vissuto un momento di tensione proprio negli istanti conclusivi, quando il tecnico si è visto sventolare un cartellino rosso che gli impedirà di sedere in panchina nella prossima trasferta di Bologna.
Spiegando l’accaduto con la consueta schiettezza, Sarri ha ricostruito il dialogo avuto con il direttore di gara in merito all’eccessivo recupero concesso: «Guida ha chiamato 6’ di recupero e poi altri 2’ e gli ho detto da dove li ha tirati fuori in maniera colorita. Fossi stato in lui avrei soprasseduto». Tuttavia, l’espulsione non ha scalfito il clima di rinascita che si respira nello spogliatoio, con una squadra che appare cresciuta non solo tecnicamente ma soprattutto sotto il profilo del carattere. «Anche a me sembra che ci sia qualcosa in più a livello caratteriale. Stiamo crescendo anche in fase di palleggio e riusciamo a farlo con qualità in alcuni momenti. La partita però non è da prendere in grande considerazione».
Un’analisi lucida che non dimentica l’apporto fondamentale del pubblico, fattore che secondo Sarri ha pesato enormemente sull’andamento della stagione. «Il clima è stato unico, qualcosa da ricordare e di bellissimo. Ecco, una serata del genere sarebbe rimasta impressa nella mia mente in ogni caso, anche se non fosse arrivato il risultato. Il pensiero mi rimane, però: con un pubblico così chissà quanti punti in più avremmo avuto». Dal punto di vista tattico, la firma del tecnico è stata evidente nella gestione di Patric, schierato coraggiosamente a metà campo con ottimi risultati. «Patric l’ho fatto provare lì anche gli anni scorsi, ha buon palleggio. Però per cambiare ruolo, immaginandolo per il futuro, dovrebbe iniziare un percorso. Ha fatto una partita e mezza lì ancora».
L’attenzione si è poi spostata sui singoli, in particolare sul giovane Motta, alla sua seconda apparizione nella massima serie e apparso in costante crescita di personalità nonostante qualche incertezza iniziale. «Ha fatto due-tre errori nel primo tempo in fase di distribuzioni. Ha qualità e deve crescere. Speriamo che questa fase non ci costi nulla». Non è mancato poi un riferimento suggestivo al futuro e al sogno di tornare a giocare nello storico stadio Flaminio, una struttura che Sarri vorrebbe vedere intitolata a Tommaso Maestrelli. Con un pizzico di ironia sulla lentezza della burocrazia, il tecnico ha sorriso commentando: «vedendo i tempi che servono sarà dura essere vivo, non penso di potercela fare. Se sono vivo vorrei essere invitato».
Anche i giocatori hanno voluto sottolineare l’importanza del legame con la tifoseria, con Gila che ha definito la prestazione difensiva come perfetta proprio grazie alla spinta degli spalti. «Devo dire che è stato tutto diverso, sentire i tifosi vicini a noi, la grinta che ci hanno dato, praticamente è come avere un giocatore in più e questa cosa non si può negare. Noi gli abbiamo regalato una bellissima vittoria». La sensazione generale è quella di un ambiente che ha ritrovato la propria anima, pronto ad affrontare la parte finale della stagione con una consapevolezza nuova e una forza che deriva dalla propria identità storica e popolare.