
Uno scandalo sessuale sconvolge la nazionale femminile di cricket
Esattamente un anno fa, il 21 febbraio 2025, una segnalazione al Safeguarding officer rompeva il silenzio su un sistema di potere e presunti abusi che oggi, nel 2026, sta portando al collasso i vertici del cricket italiano. Una giocatrice della nazionale, trovando una forza non comune, ha deciso di denunciare un clima di oppressione psicologica e molestie che avrebbe coinvolto diverse atlete, descrivendo una realtà in cui la carriera sportiva era legata indissolubilmente al compiacimento di un uomo molto potente. Al centro dello scandalo si trova P.E., figura cardine del movimento, coordinatore del settore femminile, allenatore della nazionale e fondatore della società dove le azzurre svolgono i propri allenamenti. Secondo il racconto dell’atleta, l’uomo sarebbe stato in grado di «pregiudicare la carriera sportiva dei tesserati con i quali entra in contrapposizione», una minaccia costante che avrebbe pesato come un macigno sulla volontà di denunciare per lungo tempo.
Le indagini condotte dalla procura di Roma, dopo che il fascicolo è passato dal Coni ai magistrati di piazzale Clodio, si sono concentrate su un episodio specifico avvenuto negli ultimi mesi del 2022 durante una sessione di allenamento. In quell’occasione, approfittando di un infortunio al ginocchio della giocatrice, l’allenatore l’avrebbe condotta in un container adibito a spogliatoio con il pretesto di un massaggio terapeutico. Il capo di imputazione descriverebbe una sequenza inquietante in cui l’uomo avrebbe iniziato a spalmare olio sulla caviglia e sul polpaccio, risalendo progressivamente verso il gluteo e tentando di raggiungere le parti intime. L’atleta sarebbe riuscita a bloccarlo solo dopo aver subito atti sessuali che le avrebbero provocato un profondo senso di disagio. La denuncia evidenzia inoltre come queste condotte non fossero isolate, ma facessero parte di un metodo più ampio basato su pressioni psicologiche e sulla richiesta di prestazioni sessuali in cambio di una convocazione in maglia azzurra, arrivando a toccare persino atlete minorenni.
Il terremoto non si ferma alla figura del tecnico, ma investe direttamente la presidenza federale occupata dalla compagna dello stesso P.E. La denunciante sostiene che la presidente fosse perfettamente a conoscenza di quanto accadeva e della natura delle relazioni del tecnico con le atlete, ma che non abbia mai agito per tutelare le tesserate o per informare correttamente la Federazione. Questo silenzio, secondo l’accusa, sarebbe stato alimentato non solo dal legame sentimentale ma anche da un reciproco scambio di favori politici, in cui il tecnico garantiva alla presidente un solido supporto elettorale grazie alle sue ampie conoscenze nell’ambiente sportivo. La situazione attuale vede l’allenatore ormai dimesso dai suoi ruoli dirigenziali da circa un mese, ma il rischio di un processo penale per violenza sessuale è concreto, dato che la procura ha già chiuso le indagini lo scorso novembre.
Il caso continua a far discutere non solo nelle aule di tribunale, ma anche negli uffici della giustizia sportiva. Recentemente, la procura generale dello sport ha sollecitato l’applicazione di misure cautelari nei confronti dell’ex allenatore, segno che la partita per la pulizia del movimento è ancora apertissima. La comunità sportiva segue con attenzione l’evolversi di una vicenda che mette in luce la fragilità dei sistemi di controllo interni alle federazioni e la necessità di proteggere le atlete da chi dovrebbe invece guidarne la crescita umana e professionale.
M.M.