
Crans Montana, il racconto dei feriti italiani e le accuse ai coniugi Moretti
Le indagini sulla tragedia del Constellation di Crans-Montana entrano in una fase cruciale, alimentate dalle testimonianze cariche di dolore e rabbia dei sopravvissuti italiani. I verbali raccolti dalla Squadra mobile capitolina iniziano a comporre un mosaico inquietante fatto di omissioni, avidità e gravi violazioni delle norme di sicurezza. Sei ragazzi, ormai dimessi dagli ospedali ma segnati indelebilmente nell’animo, hanno fornito descrizioni univoche su quanto accadeva all’interno del locale poco prima che l’inferno si scatenasse. Secondo quanto riferito agli inquirenti, l’ambiente era tutt’altro che sicuro o controllato, con una gestione che sembrava ignorare persino le basi della tutela dei minori. Uno dei giovani ha infatti messo a verbale parole pesantissime: «Chiedevano fino a 270 euro per una bottiglia di champagne e non c’erano divieti per i minorenni, potevano frequentare il bar e bere alcolici».
Il racconto prosegue con la cronaca dei momenti in cui la festa si è trasformata in trappola. Le uscite di sicurezza, che avrebbero dovuto garantire una via di fuga rapida, si sono rivelate sbarramenti insormontabili, mentre il personale del locale sembrava del tutto impreparato a gestire l’emergenza. Un altro testimone ha descritto la rapidità devastante dell’incendio, sottolineando l’assenza di coordinamento: «Nessuno ci ha dato indicazioni, in quel locale prendeva fuoco tutto e rapidamente: le fiamme si sono propagate in un pochi istanti e le uscite di sicurezza erano tutte chiuse, sbarrate. Nessuno degli adulti presenti è intervenuto». Queste dichiarazioni sono confluite in un’informativa dettagliata consegnata al pm Stefano Opilio, che ha aperto un fascicolo per disastro colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime, con l’obiettivo di accertare le responsabilità per la morte dei sei connazionali e il ferimento di altri undici.
I dettagli tecnici che emergono dai verbali confermano i sospetti già avanzati dagli investigatori elvetici. La velocità con cui il rogo ha divorato la struttura suggerisce l’impiego massiccio di materiali non ignifughi, aggravato dalla presenza di numerose parti in legno che non venivano sottoposte ai controlli annuali di legge. In questo scenario di caos, spicca il comportamento dello staff: alcuni presenti ricordano di aver visto Jessica Moretti, indagata insieme al marito Jacques, fuggire dal locale anziché prestare soccorso. Un ferito ha aggiunto un dettaglio agghiacciante sulla mancanza di intervento immediato: «Gli estintori non sono stati azionati – ha raccontato uno dei feriti – ricordo di averne visto uno per terra, ma nessuno è intervenuto per tentare di arginare il rogo». Inoltre, è emerso che, nonostante il bar avesse ormai raggiunto la capienza massima, l’ingresso veniva comunque consentito a chiunque fosse disposto a pagare preventivamente le consumazioni.
Sul fronte diplomatico e giudiziario, la situazione rimane estremamente tesa. Il vertice di Berna tra i magistrati dei due Paesi non ha portato alla creazione della squadra investigativa comune tanto auspicata dall’Italia, delineando invece un percorso burocratico lento e farraginoso. I magistrati romani dovranno tornare in Svizzera nella seconda metà di marzo per visionare gli atti, ma l’effettiva trasmissione dei documenti resterà comunque subordinata al via libera delle autorità elvetiche. Nel frattempo, l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado resta a Roma, segno che la crisi diplomatica innescata dalla scarcerazione di Jacques Moretti è tutt’altro che risolta. In questo clima di incertezza, il Consiglio federale svizzero ha tentato una mossa di mediazione proponendo una tavola rotonda per i risarcimenti. L’obiettivo dichiarato è quello di «facilitare il dialogo e, con il consenso delle parti, di spianare la strada a una soluzione conciliativa che potrebbe evitare lunghi procedimenti giudiziari, potenziale fonte di incertezza e stress in particolare per le vittime e i loro congiunti». Resta da vedere se le famiglie delle vittime saranno disposte ad accettare una conciliazione prima che sia fatta piena luce sulle colpe di quella notte maledetta.
M.M.