
Sarri: “Ci mancano i nostri tifosi”. Ultimo obiettivo, la Coppa Italia
Per questa Lazio tormentata e spesso sfortunata sembra rimanere ormai solo la piccola luce in fondo al tunnel chiamata Coppa Italia. Due partite vere, che l’ambiente spera diventino tre, rappresentano l’ultimo appiglio di una stagione che in campionato è stata avara di soddisfazioni. La sconfitta di ieri, infatti, ha visto l’Atalanta allungare e chiudere probabilmente ogni discorso di posizioni europee. Non è bastata una prestazione generosa, né la voglia di lottare fino all’ultimo secondo, se la fortuna continua a girare le spalle ai biancocelesti. Due pali colpiti, tra cui quello clamoroso di Taylor sullo 0 a 0, sono il manifesto di un periodo nero che non accenna a finire e che viene puntualmente condito da un nuovo infortunio a ogni triplice fischio. In un clima di rassegnazione quasi surreale, l’immagine più forte è stata quella del silenzio tombale calato sull’Olimpico intorno al 65° minuto, un vuoto che pesa più di mille fischi.
Maurizio Sarri, analizzando la situazione ambientale in conferenza stampa, ha cercato di interpretare il distacco della tifoseria con grande sensibilità. «A noi farebbe un piacere immenso se la gente tornasse. Io considero tutto questo un atto d’amore perché se venissero allo stadio per abitudine non prenderebbero questo tipo di decisioni. Ripeto, rispetto la scelta, e se loro decidono di tornare io sono contentissimo. Anche perché non mi pare che loro vogliano vincere per forza, non è che siano così esigenti. Vogliono solamente essere competitivi». Entrando poi nel merito tecnico della sfida contro la Dea, l’allenatore ha rivendicato la bontà della manovra, sottolineando come la squadra un mese fa non sarebbe mai riuscita a produrre 18 tiri in porta contro un avversario del genere. Secondo Sarri il risultato finale è bugiardo, viziato anche da episodi arbitrali dubbi come il rigore concesso ai bergamaschi o la posizione di Kolasinac che, a suo dire, avrebbe potuto rimettere in gioco Tavares.
Proprio sui singoli si è concentrata l’attenzione del mister, tra le sbavature tattiche di Nuno e Noslin e l’ennesima tegola medica. Lo spagnolo Gila è infatti uscito malconcio dal campo lamentando un dolore al ginocchio senza aver subito colpi apparenti, una dinamica che lascia presagire la necessità di indagini cliniche approfondite. Con la sfida contro il Cagliari alle porte, l’unica consolazione per la difesa resta il rientro di Romagnoli dalla squalifica. In questo scenario di emergenza perenne, la stanchezza del gruppo è stata riassunta dalle parole toccanti di Adam Marusic. Il difensore, veterano dello spogliatoio da nove anni, ha lanciato un vero e proprio appello al cuore dei tifosi: «Parlo a nome di tutta la squadra. Abbiamo bisogno dei tifosi e spero che possano tornare a darci una mano da qui alla fine della stagione. Da nove anni che sono qui non ho mai vissuto una cosa del genere. Con loro hai più voglia, più motivazioni».
Tuttavia, proprio quando il morale sembrava ai minimi termini, lo stesso Marusic ha sganciato una bomba di mercato che ha immediatamente riacceso la fantasia dei sostenitori biancocelesti. Parlando del legame indissolubile con Sergej Milinkovic-Savic, l’esterno ha svelato che i contatti tra i due sono quotidiani e che un ritorno del Sergente a Roma non è affatto un’utopia. «Un ritorno? Parliamo spesso, quasi tutti i giorni, per me è come un fratello. Non sono sicuro ma penso che tra qualche tempo lui possa tornare. C’è la possibilità, e questo posso dirlo. Lui sa quanto è importante qui e quanto i tifosi gli vogliono bene. È tutto aperto». Parole che profumano di speranza e che, in attesa della semifinale di Coppa Italia, regalano alla piazza laziale un sogno a cui aggrapparsi per dimenticare le amarezze del presente.