
Si va verso l’intesa tra Governo e Quirinale sul pacchetto sicurezza
Il governo si muove con cautela lungo il sottile confine che separa l’efficacia di più rigorose misure di ordine pubblico dal rispetto rigoroso dei principi costituzionali. L’obiettivo primario di Palazzo Chigi in queste ore concitate è quello di «Costituzionalizzare» il decreto sicurezza, smussando quegli angoli che avrebbero potuto innescare un cortocircuito con il Quirinale. Non si tratta di uno stravolgimento dei capisaldi del provvedimento, ma di una revisione attenta per evitare che le nuove norme si infrangano contro i rilievi della Presidenza della Repubblica. La linea scelta dall’esecutivo è quella della prudenza e della diplomazia, poiché come assicurano fonti vicine alla presidenza del consiglio <«l’importante è preservare la leale collaborazione e la fiducia reciproca». In questo delicato gioco di equilibri, la figura del sottosegretario Alfredo Mantovano si è rivelata ancora una volta fondamentale, agendo come un pontiere tra il governo e il Colle per garantire che il testo finale sia inattaccabile sotto il profilo giuridico.
Il fulcro del confronto tra Mantovano e il Capo dello Stato ha riguardato in particolare il fermo preventivo, una misura che il ministro dell’Interno Piantedosi ritiene «necessaria» per evitare infiltrazioni violente durante le manifestazioni pubbliche. Se le prime bozze parlavano di un fermo basato sul semplice sospetto di pericolo, la versione corretta richiede ora la presenza di «elementi oggettivi» per giustificare l’accompagnamento in questura, che potrà durare fino a dodici ore. Il possesso di armi improprie o il travisamento del volto con caschi diventano dunque requisiti essenziali, con l’obbligo di informare immediatamente il magistrato. Questa limatura serve a scongiurare il rischio di arbitrio, trasformando una misura di polizia in un atto procedurale garantito e trasparente. Il governo punta a scrivere la norma «in maniera sostenibile sotto ogni profilo: giuridico, costituzionale, politico», evitando scontri frontali con la prima carica dello Stato proprio alla vigilia di grandi eventi internazionali come le Olimpiadi invernali.
Un altro capitolo di rilievo è quello dedicato alla tutela delle forze dell’ordine, spesso definita “scudo penale” ma che nella realtà legislativa si tradurrà in un registro parallelo a quello degli indagati. Questa soluzione permette di iscrivere chi agisce in stato di necessità senza che scatti l’automatismo penalizzante dell’indagine ordinaria. Per non violare l’articolo tre della Carta, che sancisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, questa sorta di legittima difesa rafforzata non sarà una prerogativa esclusiva delle divise, ma si applicherà a chiunque si trovi a dover reagire per salvare la propria vita o quella altrui in situazioni di pericolo imminente. È una scelta di civiltà giuridica che mira a proteggere chi rischia quotidianamente per la sicurezza collettiva, mantenendo però intatta l’architettura dei diritti fondamentali.
Non tutte le proposte originali hanno però superato il vaglio del confronto istituzionale. La norma nota come Almasri, che avrebbe previsto l’espulsione immediata di soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale senza possibilità di ricorso, è stata momentaneamente congelata. Il rischio di genericità e la mancanza di garanzie giurisdizionali hanno suggerito un supplemento di riflessione, con l’ipotesi di inserirla in un futuro provvedimento dedicato specificamente all’immigrazione. Rimane invece nel testo il blocco navale inteso come stop all’attraversamento delle acque territoriali in caso di minaccia all’ordine pubblico. Nonostante le discussioni accese, il clima tra le istituzioni resta disteso e improntato alla risoluzione dei problemi, con il ministro Ciriani che si dichiara fiducioso nel fatto che «ognuno fa il suo mestiere. Ma sono ottimista che i nodi si scioglieranno». Il risultato finale sarà un pacchetto sicurezza che cerca di coniugare il pugno duro contro l’illegalità con la sensibilità istituzionale necessaria per navigare in acque costituzionalmente sicure.