
L’accordo tra Meloni e Merz per il rilancio europeo
L’architettura del potere in Europa sta vivendo una fase di profonda trasformazione, segnata da un legame sempre più stretto tra Roma e Berlino. Secondo il cancelliere tedesco Friedrich Merz, le due nazioni non sono «mai state così vicine», un’affermazione che trova riscontro nei fatti e nei preparativi per l’imminente vertice informale europeo previsto per il 12 febbraio ad Alden Biesen. In questa cittadina belga non verrà presentato soltanto il documento congiunto per il rilancio della competitività, ma prenderà ufficialmente il via un tavolo tecnico permanente destinato a ripensare le dinamiche economiche del continente. Quella formata dalla premier italiana e dal cancelliere tedesco viene ormai descritta come «la nuova coppia del potere Ue», un binomio che mira a estrarre l’Europa dalle secche di una burocrazia eccessiva e di regole che, nel tempo, l’Unione stessa si è autoimposta frenando la propria corsa industriale e tecnologica.
La regia di questa iniziativa non è però esclusiva, poiché vede il coinvolgimento attivo del Belgio, creando una sorta di nucleo operativo aperto a tutti i paesi membri pronti a raccogliere la sfida del rinnovamento. L’obiettivo è chiaro: evitare che l’Europa diventi subordinata o deindustrializzata, scenari che Mario Draghi ed Enrico Letta hanno più volte evocato come pericoli imminenti e che richiedono un cambio di passo immediato. Il metodo di lavoro ricalca quanto già sperimentato con successo nel dossier migranti, ovvero una forma di brainstorming continuo volto a trovare soluzioni pragmatiche e innovative. Le priorità di Meloni e Merz sono ben definite e passano per un taglio netto della burocrazia e una revisione critica di alcuni pilastri del green deal, con un’attenzione particolare al settore dell’automotive che rappresenta il cuore pulsante di entrambe le economie nazionali, composte prevalentemente da piccole e medie imprese.
Mentre l’asse tra Italia e Germania si consolida, l’ombra del dubbio sembra allungarsi sul tradizionale motore franco-tedesco. Parigi appare oggi più isolata, complici le divergenze su accordi commerciali come il Mercosur e una postura differente nei confronti della nuova amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. Se Emmanuel Macron sembra prediligere una risposta muscolare alle minacce di dazi, Roma e Berlino scelgono la via del dialogo a oltranza. Questa strategia diplomatica troverà un momento di altissima rilevanza a Milano, dove la presidente del consiglio incontrerà il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di stato Marco Rubio in occasione dell’inaugurazione dei Giochi olimpici Milano-Cortina. Sarà un confronto riservato, una colazione di lavoro in una città blindata per discutere della tenuta del rapporto transatlantico e prevenire le intemperanze del tycoon.
L’assenza di Macron alle celebrazioni milanesi, ufficialmente motivata da questioni organizzative interne legate ai futuri giochi invernali francesi, viene interpretata da molti osservatori come un segnale di un posizionamento politico che sta cambiando pelle. Il cerimoniale olimpico è rigido, ma la sostanza politica lo è ancora di più. Meloni e Merz sembrano aver compreso che per guidare l’Europa nel 2026 serve una sintonia operativa che vada oltre i vecchi schemi, puntando su una visione pragmatica della crescita e su una relazione stabile con Washington. Il tavolo di Alden Biesen non sarà quindi solo un appuntamento tecnico, ma il manifesto di una nuova stagione politica dove Roma e Berlino si candidano a essere i motori di un’Unione che deve ritrovare la sua forza industriale per non soccombere nelle sfide globali.