
Governo, vertice d’urgenza a Palazzo Chigi per il nuovo decreto sicurezza
L’obiettivo dell’esecutivo è fare in fretta, accelerando su un dossier che nelle ultime ore è diventato incandescente. I segnali arrivati da Torino hanno fatto lievitare i timori ben sopra il livello di guardia, portando alla convinzione, che rimbalza nei piani alti dell’esecutivo, secondo cui «c’è stato un salto di qualità delle violenze, ignorarlo potrebbe rivelarsi un errore imperdonabile». Dopo gli scontri di sabato nel capoluogo piemontese e con i Giochi olimpici di Milano-Cortina che proprio questa settimana entrano nel vivo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha deciso di riunire a Palazzo Chigi i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, insieme ai ministri e sottosegretari maggiormente coinvolti nella gestione dell’ordine pubblico. La strategia è chiara ed è stata ribadita dalla stessa premier dopo la visita in ospedale agli agenti feriti: fare tutto quel «che serve per ripristinare le regole in questa nazione».
Le strade che il governo intende percorrere sono sostanzialmente due. Da una parte un decreto legge da varare con estrema rapidità, forse già entro mercoledì, e dall’altra un disegno di legge in cui far confluire le norme che non presentano i requisiti di estrema urgenza. Tuttavia, dopo i fatti di sabato, la percezione del pericolo è mutata profondamente. A preoccupare maggiormente sono tre fattori specifici: le dimensioni delle proteste, il coordinamento su scala europea dei manifestanti violenti e la capacità di questi ultimi di sabotare le comunicazioni tra le forze di polizia. Questa nuova consapevolezza ha reso più sottile il confine tra ciò che può aspettare e ciò che deve essere attuato subito. Da Palazzo Chigi filtra infatti una linea di estrema fermezza: «C’è bisogno di stringere i bulloni subito, se una norma può rivelarsi efficace bisogna renderla operativa il prima possibile».
Tra le misure che potrebbero trovare spazio nel decreto legge, superando i tempi più lunghi del disegno di legge, spicca il fermo di polizia di dodici ore per i soggetti considerati pericolosi che si trovino nei paraggi di manifestazioni sensibili. Si tratta di una misura che il governo vuole blindare, nonostante le richieste di Matteo Salvini di alzare la soglia del fermo preventivo fino a 48 ore. Altro capitolo centrale riguarda l’estensione degli sgomberi per le case occupate anche alle seconde abitazioni e una stretta normativa sui centri sociali. Parallelamente, sembra perdere quota l’ipotesi di introdurre una cauzione monetaria per autorizzare le manifestazioni, poiché il rischio di incostituzionalità e l’effetto boomerang di incentivare raduni non autorizzati suggeriscono prudenza.
Al centro del dibattito resta anche il cosiddetto scudo penale per gli operatori della sicurezza. La premier ha espresso chiaramente la sua posizione sui social: «Se i poliziotti avessero reagito agli aggressori sarebbero già iscritti nel registro degli indagati, e probabilmente ci sarebbe qualche misura cautelare a loro carico. Ma se non riusciamo a difendere chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto». Su questo punto è intervenuto il ministro Piantedosi, precisando che non si tratterà di «uno scudo all’insegna dell’impunità», ma di una norma estesa a tutti i cittadini che agiscano per legittima difesa, evitando l’iscrizione automatica nel registro degli indagati. Infine, il pacchetto comprenderà anche le attese norme anti-maranza per contrastare il fenomeno delle baby-gang, una battaglia che Giorgia Meloni intende intestarsi personalmente per garantire la sicurezza urbana in un momento di particolare esposizione internazionale per l’Italia.