
Le Olimpiadi l’occasione per un vertice tra Meloni e Vance-Rubio
La cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina non rappresenterà soltanto un momento di celebrazione sportiva globale, ma si trasformerà in una vera e propria arena diplomatica di altissimo profilo. Mentre il braciere olimpico si appresta a tornare ad ardere, l’attenzione si sposta dai campi di gara ai corridoi del potere, dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si prepara a un confronto decisivo con i vertici dell’amministrazione statunitense. Nonostante l’annunciata assenza di Donald Trump, la delegazione americana che sbarcherà in Italia sarà di assoluto rilievo, guidata dal vicepresidente J.D. Vance e dal segretario di Stato Marco Rubio. La presenza di queste figure chiave, definiti i veri pezzi grossi della Casa Bianca, sottolinea l’importanza che Washington attribuisce al dialogo con Roma in una fase storica caratterizzata da equilibri internazionali estremamente fragili.
I temi sul tavolo sono numerosi e complessi, spaziando dal conflitto in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, fino ai crescenti interessi strategici sul quadrante Artico. Tuttavia, il dossier più scottante riguarda il cosiddetto board of peace per la gestione della crisi a Gaza. L’Italia si trova attualmente in una posizione d’attesa, avendo declinato l’invito a entrare immediatamente nell’organismo di coordinamento a causa di incompatibilità strutturali con l’ordinamento nazionale. Come sottolineato da fonti vicine all’esecutivo, la posizione della premier è chiara e si fonda su basi giuridiche solide: «Il nostro è un vorrei ma non posso, motivato dai contrasti tra le regole della struttura e la nostra Costituzione». Il riferimento principale è all’articolo 11 della Carta fondamentale, che impone limiti precisi alle missioni internazionali e alla partecipazione a organismi le cui regole d’ingaggio non siano pienamente allineate ai principi repubblicani.
Meloni, che riveste con pragmatismo il ruolo di ponte tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, cercherà di mediare per un allargamento della platea del board che possa includere altri partner europei, oggi riluttanti. La difficoltà non è solo normativa ma anche politica, vista la presenza nel medesimo organismo di figure come Vladimir Putin o Benjamin Netanyahu. Il pressing americano è costante, come dimostrato dalla recente visita a Palazzo Chigi della sottosegretaria Allison Hooker, avvenuta lontano dai riflettori. A Milano, la presidente del Consiglio ribadirà ai suoi interlocutori che l’asse transatlantico resta saldo, pur richiedendo una revisione delle condizioni di partecipazione per superare l’attuale stallo.
Sullo sfondo delle sfilate degli atleti allo Stadio San Siro, la geografia politica del Meazza vedrà anche assenze pesanti. Sebbene il protocollo preveda una disposizione dei leader basata sull’ordine alfabetico, il presidente francese Emmanuel Macron sembra intenzionato a disertare la serata inaugurale, posticipando la sua visita in Italia a competizioni già avviate.