
Piantedosi ai prefetti: “Accelerare le espulsioni dei migranti irregolari”
Il Governo ha deciso di accelerare in modo deciso sul fronte della sicurezza nazionale, puntando i riflettori sulla gestione dei migranti irregolari presenti sul territorio. In vista di un vertice fondamentale convocato dal premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il Ministero dell’Interno ha varato una nuova strategia mirata a colpire chi commette crimini o rappresenta un pericolo concreto per la collettività. Il ministro Piantedosi ha firmato una direttiva destinata a prefetti e questori che punta a superare le attuali criticità nei rimpatri, chiedendo massima determinazione e tolleranza zero verso i soggetti violenti.
L’iniziativa del Viminale nasce da una necessità di risposta agli episodi di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica negli ultimi mesi. Nella prefazione del documento viene chiarito che «alcuni recenti episodi di cronaca hanno posto all’attenzione la necessità di perseguire con la massima determinazione l’obiettivo – prioritario per la sicurezza pubblica – del rimpatrio degli stranieri irregolari presenti sul territorio nazionale che si siano evidenziati per comportamenti pericolosi». L’ordine è dunque quello di procedere con espulsioni immediate per chi si macchia di reati gravi come stupri, furti o aggressioni ai danni delle forze dell’ordine.
Un punto centrale della nuova linea riguarda la gestione dei Centri di permanenza per il rimpatrio, comunemente noti come Cpr. Secondo le nuove disposizioni, chi è in attesa di essere allontanato dal Paese non dovrà più avere la possibilità di lasciare la struttura con un semplice ordine di allontanamento del questore, una prassi che spesso ha permesso a individui pericolosi di far perdere le proprie tracce. Il Ministro sottolinea come sia fondamentale evitare che la prospettiva di una dimissione possa in qualche modo alimentare o incentivare condotte aggressive all’interno dei centri stessi.
Per velocizzare le procedure, Piantedosi invita le autorità locali a bypassare le lungaggini burocratiche ordinarie, definendo come «quanto mai necessario» porre in campo ogni sforzo per organizzare il rientro degli irregolari nei loro Paesi di origine. Questo sprint serve a prevenire «il rischio che una possibile escalation dei comportamenti violenti culmini come già accaduto nella commissione di efferati delitti». Tra le novità più rilevanti vi è la modifica delle procedure mediche: se in precedenza la visita medica era un prerequisito bloccante per l’ingresso nei Cpr, ora i prefetti potranno stipulare convenzioni con le Asl per effettuare i controlli sanitari entro le 24 ore successive all’ingresso nella struttura.
Lo stesso approccio semplificato verrà adottato anche per i soggetti con problemi di tossicodipendenza, attraverso accordi con i SerD locali per valutazioni rapide caso per caso. Nemmeno il raggiungimento della capienza massima dei centri o l’eventuale danneggiamento delle strutture causato da rivolte interne potrà più essere utilizzato come motivazione per rimettere in libertà i migranti irregolari. In tali circostanze, la direttiva impone il trasferimento immediato verso altri centri di trattenimento, blindando la permanenza degli stranieri fino al momento dell’effettivo imbarco su un aereo per il rimpatrio.
Questa stretta si inserisce in un clima di forte tensione politica. Il presidente del Consiglio ha recentemente manifestato la propria insoddisfazione per i risultati finora ottenuti sul tema della sicurezza urbana. Parallelamente, resta acceso il confronto con la magistratura, accusata dal Governo di ostacolare in alcuni casi le espulsioni attraverso l’annullamento dei provvedimenti di trattenimento.