
Picco influenzale a Roma: contagi record, più colpiti i bambini
La Capitale sta affrontando il momento più critico della stagione influenzale 2025-2026. Con oltre cinquantamila romani costretti a letto e classi decimate dal contagio, il virus ha raggiunto il suo picco massimo, destinato a persistere per tutta la prossima settimana. L’ondata di freddo degli ultimi giorni, unita al rientro nelle aule scolastiche dopo le festività natalizie, ha accelerato la diffusione delle infezioni respiratorie acute, mettendo a dura prova il sistema sanitario regionale. Secondo i dati del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nel Lazio l’incidenza ha superato i 17 casi ogni mille assistiti, un valore sensibilmente più alto rispetto alla media nazionale di 14,5.
La situazione negli ambulatori e negli ospedali riflette l’aggressività della variante dominante, il tipo A/H3N2. Questo ceppo, in particolare la nuova variante definita “K”, si sta distinguendo per sintomi particolarmente persistenti e debilitanti: febbri molto alte, tosse che può durare oltre venti giorni e una profonda stanchezza che accompagna la guarigione. Alberto Chiriatti, vicesegretario regionale della Fimmg, conferma che i più colpiti sono i bambini nella fascia 0-4 anni, seguiti dagli studenti fino ai 16 anni, mentre gli over 65 registrano l’incidenza più bassa grazie a una maggiore prudenza e a un’altissima adesione alla campagna vaccinale. Gli esperti avvertono inoltre che tra febbraio e marzo è atteso l’arrivo dell’influenza di tipo B, assente da alcuni anni, caratterizzata da sintomi come febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari e stanchezza.
Nonostante la pressione, la Regione Lazio è riuscita a contenere parzialmente l’impatto sui pronto soccorso grazie al successo della campagna di profilassi. Fino a oggi sono state somministrate oltre 1,2 milioni di dosi di vaccino, con un incremento di 25.000 unità rispetto alla stagione precedente. La vaccinazione, gratuita per le categorie a rischio come over 60, bambini piccoli, donne in gravidanza e operatori sanitari, è ora disponibile per l’intera popolazione presso 3.800 medici di famiglia, 450 pediatri, i centri vaccinali delle Asl e oltre 600 farmacie aderenti. Questo filtro territoriale è fondamentale per evitare il collasso delle strutture d’emergenza, che comunque restano in prima linea.
Nella serata di ieri, i dati dell’assistenza ospedaliera indicavano oltre duemila persone in cura nei pronto soccorso del Lazio, con criticità maggiori rilevate al Policlinico Gemelli e all’Umberto I. La raccomandazione dei medici resta quella di rivolgersi prioritariamente ai medici di medicina generale per le forme non gravi, riservando l’ospedale solo ai casi con complicazioni respiratorie severe. La prevenzione rimane l’arma principale, non solo attraverso il vaccino ma anche con il ritorno a buone pratiche di igiene e l’uso di mascherine nei luoghi affollati durante questa fase di massima circolazione virale.