
Influenza in crescita a Roma e nel Lazio: trecentomila contagi in una settimana
L’influenza torna a farsi sentire con forza alla vigilia del Natale e mette sotto pressione Roma e il Lazio. Nell’ultima settimana si stimano circa trecentomila persone colpite da sindromi influenzali o respiratorie, con un trend in costante crescita che secondo gli esperti porterà al picco tra la fine di dicembre e la prima parte di gennaio. I numeri emergono dall’ultimo report del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, che colloca il Lazio tra le regioni con l’incidenza più alta del Paese.
L’indice delle infezioni respiratorie acute ha già raggiunto quota dieci casi ogni mille assistiti, un valore elevato che fotografa una circolazione intensa dei virus stagionali. Le fasce di età più colpite restano quelle dei bambini tra 0 e 4 anni e dei giovani tra 15 e 24 anni. Un dato che riflette una maggiore esposizione nei contesti scolastici e sociali. Più contenuto, in proporzione, il numero di contagi tra gli over 65, anche se proprio in questa fascia si registra il maggior numero di ricoveri ospedalieri, a causa della maggiore fragilità clinica e delle patologie concomitanti.
«Sono in aumento un po’ tutte le forme virali», spiega al Messaggero Alberto Chiriatti, vicesegretario regionale della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia. «Il picco dell’influenza è previsto per fine mese, con le festività. Si stanno manifestando forme con febbre molto alta e sintomi respiratori». Un quadro che rispecchia quanto osservato negli ambulatori dei medici di medicina generale e dei pediatri, che costituiscono la rete sentinella su cui si basa il monitoraggio epidemiologico nazionale.
Tra i virus respiratori attualmente in circolazione, i livelli di positività più alti riguardano i virus influenzali, seguiti da Rhinovirus, Adenovirus e Covid-19. Per quanto riguarda l’influenza, il ceppo dominante è al momento l’A/H3N2, responsabile di circa metà dei casi. Un’attenzione particolare è rivolta a un nuovo sottotipo di questo virus, definito K, che nei mesi scorsi ha determinato un prolungamento anomalo della stagione influenzale nell’emisfero Sud, dove i contagi sono rimasti elevati per almeno un mese in più rispetto alla media storica. Un segnale che induce alla prudenza anche in Europa, come evidenziato da un’analisi pubblicata sulla rivista scientifica Eurosurveillance dell’European Centre for Disease Prevention and Control.
In questo contesto assume un ruolo centrale la campagna di vaccinazione antinfluenzale avviata dalla Regione Lazio a ottobre. I numeri indicano una risposta significativa da parte della popolazione: tra Roma e il resto della regione si viaggia verso quota 1,2 milioni di persone vaccinate. Gli ultimi dati ufficiali parlano di quasi 24mila somministrazioni in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
A trainare la campagna sono soprattutto i medici di famiglia, che hanno superato le 930mila dosi inoculate. Importante anche il contributo dei pediatri di libera scelta, con circa 75mila vaccinazioni e un aumento di oltre il 10 per cento rispetto alla stagione precedente. In crescita anche il ruolo delle farmacie: le circa 600 aderenti all’iniziativa regionale hanno somministrato quasi 70mila vaccini, oltre 15mila in più rispetto a un anno fa.
La vaccinazione è fortemente raccomandata per gli over 60, per le persone fragili e affette da patologie croniche, per le donne in gravidanza, per gli ospiti delle strutture per lungodegenti e per gli operatori sanitari. È inoltre consigliata ai bambini tra i sei mesi e i sei anni. Dal 20 novembre i vaccini sono disponibili per tutta la popolazione che desideri ridurre il rischio di ammalarsi o di sviluppare complicanze.
L’obiettivo dichiarato della Regione è superare quest’anno una copertura del 60 per cento nella popolazione anziana, dopo il 56 per cento raggiunto nella scorsa stagione, e arrivare almeno al 30 per cento tra i bambini sotto i sette anni. Più critico, invece, il fronte del Covid: nella scorsa campagna invernale la copertura vaccinale tra gli over 60 si è fermata a livello nazionale intorno al 5 per cento, un dato che preoccupa in vista della circolazione simultanea di più virus respiratori.