Vicino il verdetto al processo per l’omicidio di Alessandro Castellaccio

17/05/2025

Una banale richiesta di abbassare il volume della musica si è trasformata in una brutale aggressione costata la vita ad Alessandro Castellaccio, operatore sanitario di 41 anni. Era il giugno del 2023 quando, nella piazzetta antistante il Baky Bar di Tivoli, la sua vita si spezzò dopo cinque giorni di agonia in ospedale. Ora, Mircea Nasaf, il 52enne di origine rumena ritenuto responsabile dei colpi mortali, rischia una condanna a 21 anni e 9 mesi per omicidio. Per l’altro imputato, Ion Voicu, la Corte d’assise d’appello di Roma ha recentemente ridotto la pena a 10 anni e 8 mesi con rito abbreviato.

La ricostruzione dei fatti, presentata dal pubblico ministero Gabriele Iuzzolino, dipinge una domenica pomeriggio di violenza inaudita. Castellaccio, residente in zona e lavoratore presso l’ospedale locale, si era avvicinato a un gruppo di uomini che ascoltavano musica ad alto volume da una cassa da concerto, chiedendo cortesemente di abbassare il volume. Ne era scaturita una lite, apparentemente sedata dopo un momento di tensione.

Ma la furia omicida era in agguato. Dopo che i due gruppi si erano separati, Voicu si sarebbe scagliato contro Castellaccio con un pugno violentissimo, facendolo cadere a terra privo di sensi. A quel punto, secondo l’accusa, sarebbe intervenuto anche Nasaf, infierendo sulla vittima con ripetuti e brutali calci alla testa, “come se li tirasse ad un pallone“, come drammaticamente riportato.

La violenza si placò solo quando fu troppo tardi. Castellaccio morì pochi giorni dopo al Policlinico Umberto I di Roma a causa di una emorragia cerebrale, conseguenza delle multiple fratture riportate alla mandibola, al setto nasale e alla parete laterale dell’orbita, come evidenziato dal referto del pronto soccorso. Durante la sua requisitoria, il pm ha sottolineato come, una volta a terra, Castellaccio avesse subito “diversi colpi su un soggetto privo di conoscenza“, una violenza tale da causare ben cinque fratture facciali, elementi che, a suo dire, non lasciano dubbi sulle intenzioni di uccidere, forse acuite dall’abuso di alcol.

Un ruolo cruciale nel processo è ricoperto dalla testimonianza di Sonia Paolacci, compagna dell’operatore sanitario, l’unica ad aver assistito all’intera aggressione. La sua versione, come precisato dal pm, “non è stata smentita da nessuno degli altri presenti che sono stati sentiti“. La donna ha raccontato di aver visto Nasaf prendere la rincorsa e colpire Castellaccio alla testa con “un paio di calci“, paragonando la scena a un calcio a un pallone.

Gli avvocati Fabio Frattini e Francesco Fratini, che assistono i familiari della vittima costituitisi parte civile, hanno ricordato le parole di Sonia Paolacci durante il processo, evidenziando come Nasaf avesse colpito “in un momento di massima vigliaccheria quando chi è debole si sente fortissimo“.

La difesa di Nasaf, rappresentata dall’avvocata Sara Monteleone, ha contestato il racconto della testimone chiave, chiedendo una valutazione complessiva di tutte le prove raccolte, sollevando dubbi sulla piena ricostruzione degli eventi.

Al termine del processo, l’avvocato Fabio Frattini ha espresso la sua speranza in una sentenza “assolutamente giusta“, che pur non potendo restituire Alessandro, possa almeno servire da monito per il futuro.

Il verdetto per Mircea Nasaf è atteso per il prossimo 30 settembre nell’aula bunker di Rebibbia, dove si terranno le repliche prima della sentenza. La difesa di Voicu, invece, ha annunciato ricorso in Cassazione contro la riduzione di pena in appello, che ha portato la condanna da oltre 14 anni a 10 anni e 8 mesi. Una vicenda tragica che solleva interrogativi sulla violenza gratuita e sulle sue devastanti conseguenze.

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