
Uccise un rapinatore per difendere un collega, carabiniere condannato
Si chiude con una condanna a tre anni di reclusione il primo grado di giudizio per Emanuele Marroccella, il vicebrigadiere dei carabinieri accusato di aver ucciso il cinquantaseienne siriano Jamal Badawi durante un intervento notturno all’Eur. La sentenza, emessa ieri dopo un’ora di camera di consiglio, ha riqualificato l’accusa in eccesso colposo di uso legittimo delle armi. La vicenda risale al settembre 2020, quando i militari intervennero presso un’azienda informatica a seguito di una segnalazione del portiere dello stabile per la presenza di un intruso.
La dinamica dei fatti, ricostruita anche grazie ai video delle telecamere di sorveglianza, racconta di una frazione di pochi secondi carica di tensione. Dopo essere stato sorpreso all’uscita degli uffici, Badawi tentò la fuga colpendo al petto con un cacciavite il collega di Marroccella, Antonio Grasso. Fu in quel momento che il vicebrigadiere esplose due colpi di pistola: uno di questi trapassò il torace del siriano, causandone la morte quasi immediata. In aula, l’imputato ha sostenuto di aver agito per difendere il collega ferito e di aver mirato alle gambe, ma il giudice ha ritenuto la reazione sproporzionata rispetto al pericolo concreto di fuga dell’uomo.
Resta avvolto nel mistero il movente della presenza di Badawi in quegli uffici. Il cinquantaseienne, ex membro dei servizi segreti siriani fuggito dal proprio Paese, non aveva sottratto nulla e non è mai stato identificato il presunto complice con cui stava parlando al telefono poco prima dello scontro. La vittima viveva di espedienti a Roma e sognava di ricongiungersi con la famiglia in Svizzera. I suoi figli, presenti al processo, lo hanno descritto come un pilastro affettivo, mentre la parte civile ha accolto con favore il “punto fermo” messo dalla sentenza sulla legittimità dell’uso della forza.
Il verdetto ha sollevato immediate reazioni politiche, con il vicepremier Matteo Salvini che ha espresso su X totale solidarietà al militare: “Ha fatto solo il suo dovere, a temere le condanne dovrebbero essere i delinquenti, non le forze dell’ordine e i cittadini per bene“. La difesa ha già annunciato ricorso in appello non appena verranno pubblicate le motivazioni, ribadendo la correttezza dell’operato istituzionale di Marroccella. La vicenda riapre il delicato dibattito sui limiti dell’uso delle armi d’ordinanza in contesti di emergenza e sulla tutela degli operatori delle forze dell’ordine di fronte all’apertura di procedimenti giudiziari nei loro confronti.
M.M.