
Tornano a casa gli sfollati dopo il crollo della Torre dei Conti
Il rione Monti prova a riprendersi il suo spazio e la sua quotidianità, lasciandosi alle spalle il giorno del disastro. La data del 3 novembre scorso resterà impressa nella memoria collettiva della capitale non solo per il drammatico crollo della Torre dei Conti, ma soprattutto per la perdita di Octay Stroici, l’operaio 66enne che ha pagato con la vita un pomeriggio di ordinario lavoro. Per 10 nuclei familiari, la fine di questo gennaio segna finalmente il momento del ritorno. Dopo essere stati costretti ad abbandonare i propri appartamenti in via Tor de’ Conti, raccogliendo in fretta il necessario sotto lo sguardo severo della torre, circa 20 persone possono ora varcare nuovamente la soglia del proprio portone.
Tra i residenti che rientrano si contano diversi anziani e una bambina, anime di un palazzo che per quasi 3 mesi è rimasto in silenzio mentre i proprietari trovavano rifugio presso amici e parenti. L’ultimo sopralluogo dei Vigili del fuoco, previsto per queste ore, rappresenta una formalità necessaria, un atto burocratico che però profuma di libertà e ripristino della normalità per chi ha vissuto settimane di incertezza. Tuttavia, se la vita privata riprende il suo corso tra le mura domestiche, la vicenda giudiziaria e tecnica è ancora lontana dal vedere una parola fine. La Procura di Roma ha infatti deciso di concedere altri 3 mesi di tempo ai propri consulenti tecnici, segno evidente di quanto la dinamica del collasso sia complessa e richieda analisi minuziose.
Il pool di esperti, composto da architetti e ingegneri, sta cercando di ricostruire l’esatta successione temporale degli eventi che hanno portato al cedimento. Il focus primario riguarda la tipologia di interventi che erano in corso proprio mentre la struttura cedeva. Resta da capire se vi siano state negligenze gravi nella fase di progettazione del restauro o se, durante l’esecuzione pratica, siano stati sottovalutati rischi strutturali che avrebbero dovuto essere evidenti. Come emerge dalle linee guida dell’inchiesta, l’obiettivo dei periti è quello di «stabilire se siano stati sottovalutati i rischi nella realizzazione dell’intervento e se non fossero state esaminate con cura eventuali criticità».
Sul registro degli indagati compaiono nove nomi, che spaziano dai vertici delle aziende coinvolte fino ai dirigenti comunali responsabili della vigilanza e della sicurezza. In questo scenario investigativo, un elemento ha cambiato radicalmente le carte in tavola: il video girato da un tassista. Grazie alla solerzia di un cittadino che ha immortalato la scena con il proprio cellulare, gli inquirenti dispongono ora di una prova visiva fondamentale. Nel filmato si osserva il momento preciso in cui il contrafforte meridionale, che fungeva da pilastro portante per le scale interne, ha ceduto di schianto.
Solo 20 minuti dopo quel primo segnale, i solai della cima sono precipitati, travolgendo tutto ciò che incontravano e seppellendo Stroici sotto una montagna di detriti. Nonostante il lavoro eroico dei pompieri, che hanno scavato per 11 ore consecutive riuscendo a estrarlo ancora vivo, il cuore dell’uomo ha ceduto poco dopo l’arrivo in ospedale. Mentre i periti degli indagati si preparano a presentare le proprie controdeduzioni, il rione prova a dimenticare il rumore del crollo, sperando che le risposte della magistratura arrivino nei tempi stabiliti. Per ora, il sorriso di chi torna a casa è la prima, vera vittoria contro la paura che ha dominato questi mesi invernali.