
Studenti stranieri a Roma: boom di iscritti nelle università della Capitale
Roma non è più soltanto la meta prediletta per chi cerca la grande bellezza dei musei e dell’archeologia, ma si sta trasformando rapidamente in un polo di attrazione globale per l’alta formazione. I dati recenti del Ministero dell’Università e della Ricerca, analizzati dall’ufficio statistica di Roma Capitale, mostrano una crescita straordinaria: nell’ultimo decennio il numero di iscritti stranieri negli atenei romani è quasi quadruplicato. Se nel biennio 2014/15 si contavano poco più di 4mila studenti provenienti dall’estero, oggi la cifra ha superato ampiamente i 16mila. Questo trend, che ha subito un’accelerazione decisa a partire dal 2020, ha permesso alla città di posizionarsi stabilmente tra le 50 migliori mete mondiali per gli universitari secondo le classifiche internazionali più autorevoli.
Il prestigio accademico della città viene alimentato da una visione strategica che vede nella formazione un motore di sviluppo per l’intero sistema Paese. Secondo Anna Maria Bernini, titolare del dicastero dell’Università, questo fenomeno testimonia il rafforzamento della competitività italiana a livello globale. Per il ministro, l’arrivo di giovani talenti da ogni parte del mondo «non è soltanto un indicatore di prestigio accademico, ma rappresenta una leva strategica per il futuro del Paese, capace di generare innovazione, rafforzare la competitività internazionale dell’Italia e contribuire in modo duraturo allo sviluppo economico, culturale e scientifico dei territori». Si tratta quindi di un investimento che va ben oltre le aule universitarie, impattando positivamente sul tessuto economico e sociale locale.
Analizzando la distribuzione degli studenti nei vari atenei, emerge il ruolo dominante della Sapienza, che accoglie oltre settemila iscritti internazionali. La crescita più impressionante in termini percentuali si registra però a Tor Vergata, dove gli studenti stranieri sono passati da poche decine a quasi tremila in appena 10 anni. Anche la Luiss e Roma Tre confermano questa tendenza positiva, con la prima che vanta un’incidenza di studenti esteri superiore alla media cittadina. Le nazionalità più presenti riflettono un mondo interconnesso: dalla Romania all’Iran, dalla Cina alla Turchia, fino al Kazakistan e all’India. A rendere Roma così appetibile è stata soprattutto la trasformazione dell’offerta formativa, che oggi conta decine di corsi di laurea interamente erogati in lingua inglese.
I vertici accademici concordano nel ritenere che l’integrazione tra culture diverse sia il vero valore aggiunto della vita universitaria romana. Il prorettore della Sapienza, Giuseppe Ciccarone, evidenzia come l’aumento costante dei corsi in lingua straniera, che spaziano dall’archeologia alle scienze forensi, sia l’ingrediente principale di questo successo. Dello stesso avviso sono i rappresentanti della Luiss e di Tor Vergata, i quali sottolineano come la creazione di campus cosmopoliti prepari gli studenti ad affrontare sfide globali. Antonio Majocchi, della Luiss, rimarca che l’apprendimento oggi si intreccia con il confronto quotidiano tra saperi differenti, trasformando la capitale in un luogo dove «l’esperienza di apprendimento si intreccia con il confronto quotidiano tra culture diverse. Un’esperienza che va oltre l’aula e che contribuisce a rafforzare il ruolo di Roma non solo come capitale culturale e turistica, ma anche come luogo in cui formarsi per affrontare le sfide globali». Questa apertura internazionale non solo attira studenti da lontano, ma rende l’ambiente formativo più stimolante e dinamico anche per i giovani italiani.