
Strage di Crans-Montana: l’ombra dei gas killer dietro la morte dei 16enni italiani
L’inchiesta sulla tragedia che ha sconvolto il Capodanno 2026 a Crans-Montana si arricchisce di un’ipotesi investigativa agghiacciante. Secondo le prime ricostruzioni e i sospetti dei legali delle famiglie, almeno tre dei sei giovanissimi italiani deceduti nel bar Le Constellation potrebbero non essere morti a causa delle fiamme, ma per l’inalazione di fumi altamente tossici. Si tratta del romano Riccardo Minghetti, del bolognese Giovanni Tamburi e del genovese Emanuele Galeppini. Sui loro corpi non sarebbero state rinvenute ustioni di gravità tale da giustificare il decesso immediato, spostando l’attenzione degli inquirenti sui materiali utilizzati per il rivestimento del locale.
Il fulcro dei sospetti ricade sulla schiuma fonoassorbente utilizzata per foderare il soffitto della struttura. I pannelli acustici, stando alle prime indiscrezioni, non solo non erano ignifughi, ma avrebbero sprigionato durante la combustione sostanze letali in grado di provocare un’intossicazione acuta fulminante. In un simile scenario, i ragazzi non avrebbero avuto neppure il tempo di tentare la fuga, cadendo esanimi al suolo in pochi secondi. Questa tesi dovrà trovare conferma nelle autopsie e negli esami tossicologici disposti dalla Procura di Roma, che procede parallelamente alla magistratura svizzera per omicidio colposo plurimo e incendio.
A supporto di questa tesi arrivano anche le notizie dall’ospedale Niguarda di Milano, dove sono ricoverati undici sopravvissuti. Il primario di Anestesia e Rianimazione, Giampaolo Casella, ha confermato che tutti i pazienti presentano gravi danni polmonari dovuti all’inalazione di vapori chimici. La schiuma poliuretanica, specialmente se di bassa qualità, possiede una struttura porosa che immagazzina grandi quantità di ossigeno. Come spiegato da Christoph Renfer, esperto di protezione antincendio a Berna, «questo può causare un’accensione più rapida e una combustione più intensa dei materiali», riducendo drasticamente il tempo a disposizione per l’evacuazione.
La dinamica dell’incendio di Crans-Montana appare tragicamente simile a un precedente internazionale avvenuto nel 2013 in Brasile, presso la discoteca Kiss di Santa Maria. In quell’occasione, i fuochi pirotecnici di una band incendiarono il soffitto rivestito con schiuma economica acquistata in un negozio di materassi, causando 242 vittime. Le analisi forensi di allora furono inequivocabili: «i nostri resoconti confermano l’inalazione di gas tossici nel 100% dei decessi all’interno del nightclub Kiss», spiegò Maria Angela Zuchetto, citando in particolare il cianuro e il monossido di carbonio come responsabili della strage.
La Procura di Roma ha già annunciato l’intenzione di presentare una rogatoria internazionale per acquisire gli atti tecnici raccolti dai colleghi svizzeri e confrontarli con i campioni di materiale prelevati dalle macerie del Le Constellation. Se venisse confermato l’impiego di materiali non a norma o privi delle certificazioni di sicurezza, la posizione dei proprietari Jacques e Jessica Moretti si aggraverebbe ulteriormente, trasformando l’accusa di negligenza in una responsabilità diretta per la creazione di una vera e propria trappola chimica mortale.
M.M.