
Strage Crans-Montana: ora è indagato anche il sindaco Féraud
Le ombre sulla tragedia di Crans-Montana, dove 41 giovani vite sono state spezzate, si allungano ora fino ai vertici dell’amministrazione locale. Una svolta significativa nelle indagini è arrivata lo scorso 5 marzo con l’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco Nicolas Féraud, accusato di reati pesantissimi che vanno dall’omicidio alle lesioni fino all’incendio colposo. Insieme al primo cittadino, il faro della giustizia svizzera si è acceso su altre 5 figure chiave che hanno gravitato attorno alla giunta della località valdese, tra cui l’ex consigliere alla sicurezza Kevin Barras, Pierre Alberie Clivaz, Rudy Tissières e Batiste Cotter. Lo scenario che emerge dalle ultime carte processuali è quantomeno inquietante: l’accusa ipotizza che il Comune abbia sistematicamente ignorato il dovere di far rispettare le norme di sicurezza necessarie a proteggere i clienti del Constellation, il discobar teatro della strage, con mancanze che coinvolgerebbero sia i dipendenti attuali che quelli passati.
Oltre alle negligenze amministrative, l’inchiesta si sposta su un terreno ancora più torbido, quello dei flussi finanziari legati ai proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti. Un’informativa del Dipartimento federale di giustizia e polizia ha sollevato pesanti sospetti sulla possibilità che capitali di provenienza illecita siano stati riciclati all’interno del circuito finanziario delle istituzioni pubbliche, citando i trascorsi criminali di Moretti e i suoi legami con ambienti ritenuti problematici. Nel frattempo, il fascicolo aperto a Roma per disastro e omicidio colposo prosegue parallelamente, preparandosi a un passaggio fondamentale per la ricostruzione della verità. Tra il 23 e il 27 marzo, infatti, i pubblici ministeri romani si recheranno in missione a Sion per visionare gli atti dell’inchiesta svizzera, grazie a un accordo di cooperazione rafforzata siglato a Berna tra il procuratore capo Francesco Lo Voi e la procurarice generale Béatrice Pilloud.
Questo coordinamento internazionale mira a fare piena luce sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto vigilare e non lo ha fatto, includendo nelle indagini anche Christophe Balet, responsabile della sicurezza pubblica del Comune, e il suo predecessore Ken Jacquemoud. Le autorità vallesane hanno acconsentito a mettere a disposizione della Procura di Roma tutto il materiale probatorio raccolto finora, permettendo ai magistrati italiani di selezionare gli atti utili a definire il quadro delle responsabilità per una tragedia che ha sconvolto l’intera nazione. Mentre il sindaco Féraud e i suoi collaboratori si preparano a rispondere alle accuse, il percorso della giustizia si fa sempre più stretto attorno a quel mix di incuria e potenziali affari illeciti che ha trasformato una serata di divertimento in un dramma collettivo senza ritorno.
M.M.