
Social network e minori: il governo pensa al divieto per gli under 15
La cronaca più cruda è tornata a dettare il ritmo dell’agenda politica italiana, squarciando il velo di apparente tranquillità con un episodio che arriva direttamente da Pescara. L’arresto di un ragazzo di appena 17 anni che stava progettando una strage all’interno della propria scuola superiore, ha acceso un faro inquietante sulle derive del web e sulla vulnerabilità degli adolescenti. Il giovane faceva parte di una rete digitale di matrice neonazista e suprematista, cresciuta nell’ombra di canali social e gruppi chiusi che alimentano l’odio tra i giovanissimi. Questo drammatico spunto ha spinto i partiti a riaprire d’urgenza un dossier antico e complesso, quello relativo al divieto di accesso alle piattaforme social per i minorenni, un tema su cui il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è intervenuto con fermezza. Secondo il titolare di viale Trastevere, infatti, «l’arresto del diciassettenne conferma che bisogna lavorare sull’uso dei social», sottolineando come la protezione dei minori online sia ormai una priorità non più rinviabile per la sicurezza nazionale.
Nonostante l’attuale fibrillazione, un disegno di legge bipartisan finalizzato a regolare l’uso dei social sotto i 15 anni esiste già da tempo, ma giace in uno stato di stallo in Senato da circa cinque mesi. Si tratta di un testo che ha già superato con successo il vaglio della Commissione Europea e che vede come prima firmataria Lavinia Mennuni, esponente di Fratelli d’Italia, affiancata dalla dem Simona Malpezzi. Valditara ha ipotizzato che il rallentamento dell’iter legislativo possa essere attribuito a «motivi tecnici, connessi ai temi della privacy», auspicando però che «si possano trovare soluzioni il più rapidamente possibile perché ormai è di evidenza pubblica che i social danneggino in particolare i ragazzini». Tuttavia, il Garante della Privacy ha voluto precisare la propria posizione con una nota ufficiale, smentendo di essere l’ostacolo burocratico e confermando che l’ultima versione del testo ha recepito integralmente le indicazioni fornite dall’Autority già nel mese di settembre, rendendo il provvedimento pronto per il voto finale.
Il fulcro della proposta bipartisan si basa sull’introduzione di un sistema rigoroso di verifica dell’età, la cosiddetta age verification, per impedire l’iscrizione ai minori di quindici anni senza un controllo effettivo da parte delle piattaforme. Il testo prevede inoltre norme più severe per il trattamento dei dati personali degli adolescenti e una regolamentazione specifica per il fenomeno dei baby influencer, spesso esposti a rischi di sfruttamento digitale.
Nel frattempo, altre forze politiche hanno deciso di depositare proposte ancora più restrittive o mirate. Forza Italia, attraverso la senatrice Daniela Ternullo, ha presentato un testo che mira a contrastare i rischi legati all’uso precoce degli smartphone, proponendo un divieto di utilizzo dei dispositivi mobili fino ai tredici anni. Come spiegato dalla firmataria, « questo provvedimento nasce per affrontare in modo concreto i rischi che oggi sono legati all’uso precoce dei social e degli smartphone, tant’è che il testo prevede anche il divieto di utilizzo dello smartphone fino ai 13 anni, come già questo avviene in altri Paesi». Parallelamente, anche Noi Moderati si prepara a dare battaglia con Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, convinte che occorra definire un quadro normativo molto più rigoroso per l’accesso alle piattaforme digitali. Anche la Lega resta determinata a portare avanti la proposta firmata da Alberto Stefani. La sfida, dunque, non è più se intervenire, ma come armonizzare queste diverse sensibilità in un’unica legge capace di tutelare le nuove generazioni senza compromettere i diritti digitali fondamentali. La sensazione è che il ddl bipartisan resti la base più solida per una sintesi politica rapida, spinta anche dall’emendamento presentato da Malpezzi al decreto Sicurezza per costringere l’esecutivo a scoprire le proprie carte.