
Scandalo sugli appalti per i migranti a Rieti: indagato un dirigente del Viminale
L’ombra del malaffare si allunga pericolosamente sulla gestione dell’accoglienza dei migranti nel territorio reatino, coinvolgendo figure di primissimo piano delle istituzioni nazionali e locali. Un’inchiesta coordinata dalla Procura Europea e condotta con estremo riserbo dalla Guardia di Finanza sta scuotendo in queste ore le fondamenta del Viminale, portando alla luce un presunto sistema di affidamenti definiti dagli inquirenti come «truccati» che avrebbe favorito alcune realtà cooperative a discapito della trasparenza e dei rigorosi requisiti imposti dalla legge. Al centro della bufera giudiziaria è finito il vertice della Direzione centrale dei servizi per l’immigrazione e l’asilo presso il Ministero dell’Interno, iscritto nel registro degli indagati con la pesante ipotesi di reato di turbativa d’asta. I fatti contestati risalgono al periodo in cui Capo ricopriva la prestigiosa carica di Prefetto di Rieti, in un arco temporale compreso tra il 2021 e il novembre del 2023, mesi in cui si sarebbero concentrate le maggiori anomalie nell’assegnazione delle commesse pubbliche per l’assistenza ai richiedenti asilo.
Le indagini non risparmiano altri esponenti della Prefettura del capoluogo sabino, estendendo il coinvolgimento a un vice prefetto e a un’imprenditrice. Quest’ultima, secondo quanto ricostruito meticolosamente dai militari delle fiamme gialle, avrebbe percepito retribuzioni mensili particolarmente elevate, stimate dai magistrati tra gli 8mila e i 10mila euro. L’intero impianto accusatorio poggia su basi solide fornite inizialmente dalla denuncia circostanziata di un ex socio, che ha squarciato il velo su una gestione dei finanziamenti che appare drammaticamente lontana dalle finalità di integrazione e assistenza previste dai programmi europei. In particolare, l’attenzione della Procura Europea si è focalizzata su circa 1,6 milioni di euro assegnati a due cooperative specifiche, le quali risulterebbero entrambe riconducibili alla medesima proprietà, creando di fatto un polo di gestione del servizio privo della necessaria concorrenza.
L’ipotesi degli investigatori è che tali affidamenti milionari siano avvenuti nonostante le cooperative in questione non possedessero i requisiti di base richiesti dalle norme, come il possesso di un’anzianità di almeno tre anni di attività nello specifico settore e la regolare presentazione dei bilanci d’esercizio. È emerso infatti che una delle realtà coinvolte era già stata esclusa in precedenza da una gara pubblica proprio per la mancanza di tali parametri fondamentali. Ma l’aspetto che desta maggiore indignazione riguarda la destinazione finale delle somme erogate, in quanto parte dell’1,6 milioni di euro, che avrebbe dovuto garantire servizi essenziali per i migranti, sarebbe stata invece distratta per finalità puramente egoistiche. Gli inquirenti parlano apertamente di una condotta volta a utilizzare i fondi per «scopi diversi da quelli riconducibili alle attività per le quali le cooperative erano chiamate ad operare», includendo l’acquisto di beni di natura strettamente personale e il pagamento di vacanze e viaggi di piacere.
L’attività investigativa ha portato all’esecuzione di una serie di perquisizioni mirate e all’acquisizione di una mole imponente di documenti sia negli uffici pubblici che nelle sedi operative delle realtà private. I sei indagati complessivi hanno già ricevuto le notifiche degli avvisi di comparizione davanti ai pm di Eppo per chiarire la propria posizione rispetto alle accuse formulate. La vicenda riporta alla memoria un altro blitz avvenuto nell’area reatina nel 2013, quando un’altra cooperativa finì sotto inchiesta per una presunta truffa ai danni dello Stato. Sebbene quel precedente processo si sia poi concluso con un’assoluzione piena in secondo grado, la riproposizione di scenari simili getta un’ombra preoccupante sulla gestione delle risorse destinate al sociale, imponendo una revisione urgente dei sistemi di controllo sulle procedure di gara.
La situazione rimane in evoluzione mentre la Guardia di Finanza continua l’analisi del materiale sequestrato per verificare se il sistema possa aver interessato altre gare d’appalto.