
Romanina, 16enne picchiato e accoltellato dal branco: tutti arrestati
Nel cuore del parco di viale Ciamarra, si è consumato un episodio di violenza brutale che ha rischiato di trasformarsi in tragedia. Uno scenario che affonda le radici nelle spietate logiche dello spaccio di quartiere, dove il confine tra un errore e una condanna a morte diventa terribilmente sottile. Protagonista suo malgrado è un 16enne italiano che, lo scorso 30 novembre, è stato attirato in una trappola mortale. Il giovane aveva ricevuto in custodia una partita di hashish, ma la sfortuna, o forse l’attenzione delle forze dell’ordine, gli aveva giocato un brutto scherzo: durante un controllo, la droga gli era stata sequestrata e il ragazzo era stato prontamente segnalato alla procura minorile. In un mondo ideale, questa sarebbe stata la fine dei suoi guai, ma nella realtà della periferia romana, perdere il carico significa contrarre un debito che non ammette giustificazioni legali.
Il giovane ha cercato disperatamente di far capire ai proprietari della commessa di droga che la perdita era dovuta a cause di forza maggiore, provando a spiegare che era rimasto letteralmente a mani vuote dopo l’intervento della polizia. Tuttavia, i suoi interlocutori, due maggiorenni di 18 e 19 anni e quattro minori, non hanno mostrato alcuna empatia. Per loro, la perdita economica andava colmata, e se non con il denaro, con il sangue. Dopo settimane di minacce e ricerche, il gruppo è riuscito a organizzare l’imboscata decisiva, avvalendosi probabilmente della complicità di terzi soggetti che, dietro compenso, hanno convinto il 16enne a presentarsi all’appuntamento nel parco della Romanina. Una volta giunto sul posto, il ragazzo è stato immediatamente accerchiato e aggredito con una violenza inaudita: colpito ripetutamente con spranghe di ferro e infine accoltellato al torace, è stato abbandonato agonizzante sull’erba.
Il soccorso è arrivato grazie agli agenti delle Volanti, ma le condizioni del sedicenne erano già critiche, tanto da richiedere un trasporto d’urgenza in codice rosso prima al policlinico Casilino e poi all’Umberto I per un delicato intervento chirurgico. Nonostante i giorni trascorsi in terapia intensiva e una prognosi di 60 giorni, la vittima ha scelto la via del silenzio, rifiutandosi di rivelare l’identità dei suoi aggressori. Ma il muro di omertà non è bastato a fermare gli uomini della Squadra Mobile. Grazie a un lavoro meticoloso di analisi tecnica e allo studio dei profili social e delle frequentazioni della vittima, gli investigatori sono riusciti a ricostruire l’intera catena di eventi, individuando mandanti, esecutori materiali e pali. È emerso chiaramente che il ragazzo aveva provato in ogni modo a chiarire che la droga gli era stata sottratta e non aveva il denaro per poterla ripagare, ma la sentenza del gruppo era già stata scritta.
L’operazione di polizia si è conclusa nelle scorse ore con l’arresto dei sei sospettati. I due maggiorenni sono stati condotti nel carcere di Regina Coeli, mentre i quattro minorenni sono stati trasferiti nel centro di accoglienza di Casal del Marmo. Durante le perquisizioni domiciliari, gli agenti hanno rinvenuto a casa di uno dei minori una pistola scacciacani con la canna modificata, un dettaglio che conferma la pericolosità del gruppo e la tendenza all’escalation criminale, nonostante i componenti non appartenessero a famiglie con precedenti specifici o a clan noti.
M.M.