
Roma, vandalizzato l’Elefantino del Bernini di piazza della Minerva
L’Elefantino del Bernini, quel candido pachiderma marmoreo che sorregge con stoica pazienza l’obelisco più piccolo della capitale in piazza della Minerva, è stato mutilato per la seconda volta in dieci anni. La zanna sinistra, lo stesso identico elemento che aveva richiesto cure certosine nel 2016, è finita di nuovo a terra, lasciando la scultura visibilmente monca. Erano da poco passate le 20 di lunedì sera quando un passante, con un occhio più attento degli altri, ha notato qualcosa di insolito alla base del monumento. Avvicinandosi alla struttura, ha compreso che quel pezzo di marmo bianco non era un detrito qualunque, ma una parte vitale del capolavoro seicentesco.
La macchina istituzionale si è messa in moto immediatamente per contenere il danno e avviare le verifiche del caso. La Sovrintendenza capitolina è stata allertata e una pattuglia del I Gruppo Trevi della polizia locale è intervenuta sul posto per recuperare il reperto. Ora il frammento si trova nelle mani esperte dei tecnici che dovranno stabilire, attraverso analisi comparative, se il distacco sia stato causato da un atto di deliberata barbarie, da un incidente involontario o da un cedimento strutturale dovuto all’erosione naturale. Gli inquirenti hanno già acquisito le immagini della Sala Sistema Roma e delle attività commerciali limitrofe, sperando che gli occhi elettronici abbiano catturato il momento esatto dell’incidente o il volto di chi potrebbe aver provocato l’urto. Non si esclude del tutto che la porzione di marmo possa essere caduta da sola, magari per il logorio dei materiali utilizzati nel precedente restauro, ma le autorità restano caute in attesa dei rilievi scientifici. L’ipotesi più accreditata resta quella del vandalismo.
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, non ha usato mezzi termini per descrivere l’accaduto, manifestando tutto il suo sdegno per quello che ha definito un affronto al patrimonio nazionale. «È inammissibile che ancora una volta il patrimonio artistico e culturale della Nazione debba subire un danno così grave. A pochi giorni dalla inaugurazione della grande mostra su Gian Lorenzo Bernini alla Galleria di Arte Antica di Palazzo Barberini, a essere preso di mira è il suo Elefantino in Piazza della Minerva. Il Ministero della Cultura, attraverso la Soprintendenza Speciale di Roma deputata all’alta sorveglianza sui beni artistici, darà il proprio contributo alla Sovrintendenza capitolina, da cui dipende il monumento, per il ripristino della scultura: uno dei simboli più significativi della Capitale, colpito da un assurdo atto di barbarie». Giuli ha poi rincarato la dose parlando apertamente di « inammissibile e indegno sfregio », un grido di dolore che risuona tra le mura del Collegio Romano proprio mentre la città celebra il genio del Barocco.
L’opera, commissionata da Papa Alessandro VII Chigi e realizzata nel 1667 da Ercole Ferrata su disegno originale del Bernini, sembra essere perseguitata da una singolare sfortuna che colpisce sempre lo stesso punto. Già nel novembre del 2016, un frammento di dodici centimetri era stato asportato di notte. All’epoca si ipotizzò che a causare il danno fosse stata una pallonata, scagliata durante una partita di calcio improvvisata da alcuni giovani nella piazza. Nonostante il restauro fosse stato tempestivo e il frammento riattaccato con successo, l’amarezza rimase grande poiché l’assenza di telecamere puntate direttamente sul monumento rese impossibile individuare i responsabili. Oggi la situazione tecnologica è diversa e la speranza è che la giustizia possa finalmente dare un nome a chi ha ferito l’Elefantino. Gli investigatori continuano a cercare possibili testimoni oculari, mentre Roma attende di vedere il suo piccolo elefante tornare integro, sperando che questa sia davvero l’ultima volta che la sua zanna finisce in un laboratorio di restauro anziché restare a guardare il passaggio dei turisti.