
Roma, una folla commossa per l’ultimo saluto a Enrica Bonaccorti
Piazza del Popolo si è tinta di una malinconia profonda, tipica delle giornate in cui Roma saluta uno dei suoi volti più cari. Sul sagrato della Chiesa degli Artisti, la folla si è radunata silenziosa per rendere l’estremo omaggio a Enrica Bonaccorti, scomparsa a 76 anni a causa di un male rapido e spietato. L’ingresso del feretro è stato accompagnato dalle note de La lontananza, brano celebre di Domenico Modugno di cui proprio Enrica era stata raffinata autrice, quasi a voler ricordare che la sua carriera era iniziata con la forza della parola e della poesia, prima ancora che con la luce dei riflettori televisivi.
All’interno della Basilica di Santa Maria in Montesanto, l’atmosfera si è fatta ancora più densa di ricordi quando Monsignor Antonio Staglianò ha dato voce a una lettera inviata da Renato Zero. Il cantautore, trattenuto a Mantova da impegni professionali, ha voluto far sentire la sua presenza definendo la Bonaccorti come una figura fondamentale della sua vita, scrivendo parole cariche di nostalgia: «Sei stata all’occorrenza sorella, amica, complice, pur di non lasciarmi sguarnito, ci siamo arrangiati sempre, inventandoci giorno per giorno un mestiere diverso. Ti sei persino improvvisata mia manager per farmi ottenere qualche scrittura». Il legame tra i due, che negli anni Settanta era stato anche un amore profondo, è emerso in tutta la sua purezza attraverso il ricordo del loro ultimo abbraccio pubblico, avvenuto solo pochi mesi fa durante un concerto.
Tra i banchi della chiesa, il dolore era visibile sui volti di molti protagonisti del piccolo schermo. Mara Venier, visibilmente scossa, ha partecipato al lutto insieme ad Alberto Matano, il quale ha voluto sottolineare la caratura intellettuale della conduttrice: «Era una donna di intelligenza rara, consola sapere che in questi mesi difficili che ha attraversato ha sentito l’abbraccio di tutti noi che le volevamo bene». Anche Alba Parietti ha voluto lasciare una testimonianza, descrivendola come «un’amica della gente, perché aveva una grande attenzione per gli esseri umani», mentre Valeria Fabrizi ha ricordato gli anni della giovinezza e delle fatiche condivise, quando i soldi scarseggiavano e la felicità si trovava in un pasto frugale a base di mozzarella e pomodoro.
La famiglia ha vissuto la cerimonia con una compostezza intrisa di gratitudine. La figlia Verdiana Pettinari e l’ex marito Arnaldo Del Piave sono rimasti vicini, uniti nel ricordo di un percorso di vita che aveva affrontato anche prove durissime. Questa umanità, talvolta celata dietro l’immagine pubblica di donna forte e colta, è emersa con forza anche nel racconto della sua autobiografia incompiuta. Enrica, infatti, stava lavorando al racconto della sua vita ed era arrivata a narrare i fatti del 1992, lasciando un vuoto narrativo che ora sarà colmato solo dall’affetto di chi l’ha seguita sin dai tempi di Non è la Rai.
Al termine della funzione, mentre il feretro usciva verso la piazza tra gli applausi scroscianti della gente comune, le note de Il cielo hanno riempito l’aria. Monsignor Staglianò ha chiuso la celebrazione citando alcuni versi scritti dalla stessa Bonaccorti, parole che oggi suonano come un testamento spirituale: «Sulla pelle e sulla carta lascia solchi l’esistenza/ rughe/ che agli altri contano i miei anni/ righe/ che a me raccontano la vita». Un signore tra la folla, con un cartellone scritto a mano, ha sintetizzato il sentimento collettivo promettendole un nuovo incontro in paradiso. La figlia Verdiana, con la voce spezzata dall’emozione sul sagrato, ha rivolto un ultimo pensiero ai presenti: «Grazie perché avete dato tanto amore a mia madre, grazie davvero».