
Roma seconda in Italia per la forestazione: oltre 414mila piante messe a dimora con i fondi PNRR
La Città Metropolitana di Roma si attesta al secondo posto in Italia per interventi di forestazione urbana ed extraurbana, con ben 414.000 tra alberi e arbusti messi a dimora nel 2025. L’area romana è preceduta soltanto dalla Città Metropolitana di Torino (oltre 455mila piante) e precede quelle di Reggio Calabria (261mila) e Catania (118mila).
I dati emergono dalla sesta edizione dell’Atlante delle Foreste, il rapporto annuale curato da Legambiente e AzzeroCO2 con la collaborazione tecnica della Compagnia delle Foreste. A livello nazionale si registra un incremento del +17% degli impianti (3,7 milioni di nuove piante), trainato proprio dai finanziamenti straordinari del PNRR, che da soli rappresentano il 59% del totale degli interventi metropolitani italiani.
1. La rete del verde capitolino tra programma di giunta e “Città Spugna”
L’importante risultato registrato dall’Atlante delle Foreste si collega direttamente alle linee d’azione e agli impegni per la transizione ecologica portati avanti dall’amministrazione capitolina guidata dal sindaco Roberto Gualtieri:
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Il piano di riforestazione e resilienza: L’immissione di oltre 414.000 nuove piante si inserisce nel più ampio programma di piantumazioni e forestazione da 20.000 alberi e boschi urbani annunciato nell’ambito della campagna promozionale per Roma 2027.
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Strategia “Città Spugna” e adattamento climatico: Come evidenziato dai recenti eventi meteorologici estremi sul litorale romano (Anzio e Nettuno) e dall’estate torrida del 2026, la piantumazione massiva rappresenta il pilastro della strategia di resilienza ecologica. L’aumento della copertura arborea ha l’obiettivo di ridurre le isole di calore e favorire il drenaggio naturale delle acque piovane nei quartieri ad alta densità cementizia.
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Progetti di agricoltura e patrimonio urbano: La dimensione ecologica si intreccia con quella sociale e comunitaria, come dimostrato sia dalle iniziative di recupero di uliveti urbani (es. il trapianto degli ulivi da viale Mazzini al Parco dei Romanisti a Torre Spaccata) sia dai progetti di ripristino dei parchi storici (come l’imminente intervento di potatura e rigenerazione dell’uliveto di Villa Glori).
2. Il nodo strategico: che cosa succederà dopo la fine del PNRR?
Se da un lato l’Atlante delle Foreste evidenzia una crescita senza precedenti della copertura verde nell’area metropolitana di Roma, dall’altro Legambiente solleva il nodo della sostenibilità a lungo termine:
[2022 - 2026: Fase PNRR] -> Messa a dimora straordinaria (Oltre 414k piante a Roma)
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[Dal 2026 in poi: Il "Dopo-PNRR"] -> Rischio carenza fondi ordinari
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├─► Necessità manutenzione e attecchimento
└─► Rispetto della Nature Restoration Law (Target 2030)
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Garantire l’attecchimento e l’irrigazione: Come sperimentato dalle associazioni di quartiere nel Municipio VII e VI, la fase iniziale di vita delle giovani piante richiede costante irrigazione estiva e cura del suolo per evitare il disseccamento.
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Continuità oltre la finanza straordinaria: Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, sottolinea come la forestazione non possa vivere esclusivamente di risorse PNRR. Terminato il Piano, occorrerà destinare capitoli di bilancio ordinari da parte di Roma Capitale e Città Metropolitana per la sostituzione delle piante non sopravvissute e il mantenimento delle superfici boscate.
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Gli obiettivi europei: La direttiva UE Nature Restoration Law impone alle città di azzerare la perdita di spazi verdi urbani entro il 2030 ed entrare in una fase di crescita strutturale e permanente a partire dal 2031.