
Roma, S.O.S Lei al Gemelli: oltre 200 donne salvate dalla violenza
In un panorama sociale dove il silenzio spesso sommerge le grida d’aiuto più disperate, i risultati raggiunti dal centro antiviolenza S.O.S. Lei del Policlinico Gemelli di Roma rappresentano un punto di svolta fondamentale per la tutela delle donne nella capitale. In tre anni di operatività, questa struttura d’eccellenza ha saputo accogliere e accompagnare molte donne verso una reale prospettiva di liberazione, gestendo con precisione 203 percorsi di protezione psicologica e legale. I dati raccolti dal centro evidenziano un’attività frenetica, testimoniata da ben 1.342 contatti telefonici gestiti da un’équipe multidisciplinare. La forza di questo progetto risiede nella sua collocazione strategica all’interno del pronto soccorso, proprio in quel Percorso Donna dove le ferite del corpo diventano spesso il primo segnale visibile di abusi prolungati nel tempo, permettendo un intervento immediato che può fare la differenza tra la tragedia e la salvezza.
Il modello di S.O.S. Lei si fonda su una collaborazione senza precedenti tra il mondo della sanità, il terzo settore e il comparto aziendale, vedendo protagonisti la Fondazione Policlinico Gemelli, l’associazione Assolei e Wind Tre. Proprio questa sinergia ha permesso di trasformare le richieste d’aiuto in itinerari strutturati verso l’autonomia. Cristina Tedeschi, dirigente di Wind Tre, ha rimarcato il valore di questa unione:« S.O.S Lei ha trasformato centinaia di richieste di aiuto in percorsi di protezione, cura e autonomia », aggiungendo inoltre che la velocità della risposta e la presenza costante nel momento in cui una vittima trova finalmente il coraggio di esporsi siano elementi decisivi per il successo del percorso. Grazie al costante sostegno finanziario derivante anche dalle raccolte fondi interne dei dipendenti dell’azienda, il centro ha potuto estendere i propri orari di apertura, garantendo per tutto il 2026 una presenza fissa per tre giorni a settimana, oltre a una reperibilità telefonica attiva giorno e notte per le emergenze.
Il contesto in cui opera il centro è descritto da numeri nazionali che invitano alla massima allerta. Se nel 2024 l’Istat ha registrato un incremento significativo degli accessi femminili in ospedale legati a episodi di violenza, il 2025 si è chiuso con un numero ancora drammatico di femminicidi, sebbene in lieve calo rispetto all’anno precedente. Le donne che si sono rivolte agli sportelli di via della Pineta Sacchetti presentano profili estremamente variegati, a dimostrazione del fatto che la violenza di genere non conosce confini sociali o culturali. La maggioranza delle utenti è di nazionalità italiana, concentrata principalmente nella fascia d’età tra i 40 e i 60 anni, ma il centro ha prestato assistenza anche a giovani adulte, anziane e minorenni. Le tipologie di abuso denunciate sono molteplici e spesso coesistenti: la violenza psicologica e quella fisica rappresentano la quasi totalità dei casi, ma emergono con forza anche la violenza economica, lo stalking e le nuove forme di aggressione digitale e assistita.
La necessità di una risposta corale è stata ribadita con forza dai coordinatori del progetto. Annarita Palmieri, del comitato Rivige del Gemelli, ha spiegato che per contrastare efficacemente questo fenomeno sono necessarie alleanze solide tra le istituzioni. Secondo la dottoressa, «contrastare la violenza richiede alleanze solide e una rete capace di agire insieme. Quando istituzioni, sanità, terzo settore e aziende collaborano, diventa possibile offrire una presa in carico concreta e tempestiva, senza lasciare nessuna donna sola nel momento più difficile». Sulla stessa lunghezza d’onda si è espressa Dalila Novelli, presidente di Assolei, che vede nel presidio ospedaliero una risorsa insostituibile. L’esperta ha definito l’attività del centro «una possibile luce in fondo al tunnel», evidenziando come l’integrazione tra la cura medica dei segni sul corpo e il supporto multidisciplinare per le ferite dell’anima sia l’unica strada percorribile per restituire dignità e sicurezza a chi ha vissuto l’orrore della violenza tra le mura domestiche o nelle relazioni affettive.