
Roma, in arrivo nuove regole sull’arte di strada per tutelare i residenti
La gestazione infinita del nuovo Regolamento per l’Arte di Strada di Roma Capitale racconta molto di più di una semplice trafila burocratica. È lo specchio di una tensione costante tra chi abita la città e chi sogna di trasformarne i marciapiedi in un palcoscenico globale, magari seguendo le orme dei Måneskin o degli U2, partiti proprio dalla dimensione urbana prima di conquistare le vette delle classifiche mondiali. Lo spazio pubblico romano è oggi un terreno conteso, dove il desiderio di espressione artistica si scontra frontalmente con le necessità di chi tra quelle mura vive, studia o lavora. Non è un caso che il testo venga descritto come una sorta di regolamento Yin Yang, un documento che per definire il perimetro d’azione della musica amplificata deve continuamente richiamare il suo opposto: il silenzio.
Attualmente, il dibattito è bloccato in Commissione Cultura proprio a causa di questa frattura profonda tra residenti e cantanti. L’assessorato competente sta cercando di tessere una sintesi che appare quasi miracolosa, nel tentativo di armonizzare il diritto al riposo con la promozione culturale. L’assessore Massimiliano Smeriglio ha delineato chiaramente i confini di questa sfida: «A Roma, come in tutte le capitali del mondo, è giusto che si esprima l’arte di strada, ma serve un patto con gli artisti, una regolamentazione, tenendo sempre a mente il diritto al riposo dei residenti. Questo è il principio che deve guidare questo nuovo regolamento per gli artisti di strada: mettere in equilibrio la tutela degli abitanti dall’eventuale disturbo acustico, soprattutto nelle aree a maggiore concentrazione di spazi deputati agli artisti di strada, e la promozione stessa dell’arte di strada. Le priorità individuate riguardano in particolar modo, ma non solo, questi due aspetti centrali: l’impatto acustico e quindi la salvaguardia della quiete pubblica, e la possibilità di turnazione che consenta agli artisti di potersi esibire senza che per loro vi sia alcuna preclusione degli spazi più ambiti, come è invece avvenuto in passato».
Mentre il Campidoglio lavora alla nuova bozza, restano in vigore le norme risalenti al 2012. Tuttavia, il Municipio Centro ha già iniziato a tracciare dei confini invalicabili per il 2026, vietando l’arte di strada in zone nevralgiche come via del Corso nella Ztl, piazza San Calisto a Trastevere, largo Agnesi davanti al Colosseo e largo Goldoni nel rione Campo Marzio. La motivazione di questa chiusura risiede nelle continue segnalazioni di criticità e violazioni inviate dai cittadini, esasperati da un inquinamento acustico che ormai non risparmia nemmeno chiese, scuole e attività commerciali. Largo Goldoni, in particolare, è diventato il simbolo di questo braccio di ferro, essendo dichiarato off limits già dal 2023.
Le perplessità non arrivano solo dal centro storico. Anche il Municipio II, pur avendo espresso parere positivo sul regolamento, ha sommerso la commissione di osservazioni critiche. Gli amministratori locali temono che le nuove norme possano addirittura peggiorare la situazione attuale, rendendo di fatto ingovernabili aree già sature a causa della movida. Per alcuni rappresentanti municipali, l’intero territorio dovrebbe essere considerato non idoneo alla presenza di buskers dotati di amplificazione. Nonostante i tentativi di mediazione dell’assessore Smeriglio, che punta su un miglior controllo e su sanzioni più efficaci per chi contravviene alle regole, la distanza tra le parti resta siderale. In attesa di un voto definitivo, l’impressione è che il condor del folklore andino e le chitarre elettriche dei futuri divi del rock dovranno ancora attendere prima di trovare una casa sicura tra i sanpietrini romani.