
Roma, Gasperini e l’incubo infortuni: una rosa ridotta all’osso contro il Pisa
“C’è solo una Roma“, recitava una celebre scenografia della Curva Sud in un derby di ormai 32 anni fa, quello vinto dalla squadra di Carlo Mazzone con un netto 3 a 0. Oggi quell’espressione sembra assumere un significato diverso, quasi letterale, guardando alle scelte di formazione di Gian Piero Gasperini. L’attuale tecnico giallorosso pare aver preso alla lettera quel concetto, affidandosi a un nucleo ristrettissimo di giocatori e ignorando quasi totalmente la pratica del turnover, una parola che nel suo vocabolario sembra non trovare spazio. La filosofia dell’allenatore di Grugliasco è d’altronde nota e lo ha ribadito più volte durante questa stagione travagliata. Quando viene interpellato sulla necessità di far riposare i suoi uomini migliori, le sue risposte non lasciano spazio a interpretazioni: «A me non piace il turnover, chi sta bene gioca» oppure «Turnover? Perché dobbiamo riposare?». Gasperini è convinto che più si scende in campo e meglio sia per la condizione generale, affermando senza mezzi termini: «Non sono mai stato per un turnover ampio, per me più si gioca meglio è».
Questa gestione ha portato a una spaccatura netta all’interno dello spogliatoio tra i titolarissimi e il resto della truppa. Scorrendo i dati sull’impiego dei calciatori in campionato, emerge una Roma formata da 11 nomi ricorrenti: Svilar, Mancini, Cristante, Koné, Ndicka, Celik, Wesley, Soulé, Pellegrini, Hermoso e il nuovo arrivato Malen. Per tutti gli altri, le briciole di spazio sono arrivate soltanto in concomitanza di squalifiche o infortuni altrui. Il caso di El Aynaoui è emblematico, essendo stato il secondo investimento più costoso della sessione estiva, ma avendo collezionato appena cinque presenze da titolare. Allo stesso modo, il giovane Pisilli ha dovuto attendere mesi per superare la soglia dei 40 minuti giocati, mentre Ghilardi ha visto il campo solo durante l’assenza forzata di Ndicka per impegni internazionali. Questo modus operandi ha acceso un dibattito tra i sostenitori giallorossi: è una scelta dettata dai limiti della rosa o un limite del tecnico stesso, che a differenza della sua esperienza passata a Bergamo sembra non fidarsi delle alternative a disposizione?
Il risvolto della medaglia di questo impiego spinto si riflette in un’infermeria che non accenna a svuotarsi. Il conteggio delle lesioni muscolari ha raggiunto quota 16, un numero preoccupante che non può essere ignorato. La lista dei degenti è lunga e ha colpito ciclicamente quasi tutti i protagonisti: da Bailey a Mancini, passando per i ripetuti stop di Dybala e Koné, fino ad arrivare a Dovbyk, costretto addirittura a interventi chirurgici. Non si tratta solo di sfortuna, poiché molti di questi elementi presentano una cronicità nota, ma è difficile non ipotizzare che una gestione meno esasperata avrebbe potuto prevenire alcuni di questi cedimenti. Oltre alle lesioni, il gruppo è stato tormentato da pubalgie, come quelle che hanno frenato Soulé ed Hermoso, infiammazioni ai tendini che hanno colpito El Shaarawy e problemi articolari vari che hanno interessato Ferguson e Wesley.
In vista della prossima sfida di campionato contro il Pisa, l’emergenza è totale. Gasperini si troverà ancora una volta a dover fare a meno della spina dorsale della sua squadra. Mancheranno infatti Mancini, Koné e Dybala, mentre Wesley rimane in forte dubbio e spera in una convocazione dell’ultimo minuto. Dall’inizio della stagione, l’allenatore ha potuto contare sulla rosa al completo in una sola occasione, durante la trasferta di Reggio Emilia lo scorso ottobre. Questo scenario di perenne emergenza solleva interrogativi sul futuro e sulle prossime mosse di mercato. L’impressione è che per permettere a Gasperini di applicare il suo calcio totale senza distruggere fisicamente i protagonisti, la società dovrà assecondare la richiesta di blindare il nucleo storico aggiungendo almeno tre o quattro titolari di alto livello, capaci finalmente di rendere il turnover una risorsa e non più un tabù. Solo così la Roma potrà smettere di essere solo undici e diventare finalmente un collettivo capace di reggere l’urto di una intera stagione.