
Roma, Forza Italia è favorevole allo sgombero di Casapound
La recente decisione del Tribunale di Bari ha segnato un precedente importante: per la prima volta in Italia vengono emesse condanne specifiche per la riorganizzazione del partito fascista. In questo clima di forte tensione ideale e giuridica, Forza Italia ha scelto di intervenire per delineare una posizione che separa nettamente le responsabilità dei singoli militanti dalla sorte giuridica dell’intero movimento. Il portavoce nazionale degli azzurri, Raffaele Nevi, ha voluto ribadire la linea del partito fondata sul garantismo e sulla rigorosa divisione dei poteri tra esecutivo e magistratura, evitando interventi politici diretti in assenza di una verità processuale definitiva.
Secondo l’esponente di Forza Italia, il compito di decretare la fine di un’associazione non spetta alle dinamiche del dibattito governativo, ma deve scaturire da un percorso giudiziario giunto a compimento: «Sciogliere Casapound non compete al governo, ma alla magistratura. Il governo si deve muovere sulla base di una sentenza. E quella di ieri condanna i militanti, non l’organizzazione. Comunque restiamo garantisti anche con Casapound. Se nel futuro dovesse arrivare una sentenza definitiva in cui si dice che l’organizzazione in quanto tale sta ricomponendo il partito fascista allora andrebbe sciolta». Questa dichiarazione pone l’accento sulla necessità di attendere che tutti i gradi di giudizio confermino una condotta strutturale volta alla ricostituzione del disciolto partito fascista, come previsto dalla legge Scelba, prima di procedere con provvedimenti amministrativi di scioglimento.
La vicenda giudiziaria che ha innescato queste riflessioni risale al settembre del 2018, quando un gruppo di manifestanti, di ritorno dal corteo antifascista Bari non si lega, fu vittima di un’aggressione violenta. Il Tribunale di Bari ha ora riconosciuto 12 persone come responsabili di quell’episodio, infliggendo pene che variano da un anno e sei mesi fino a due anni e sei mesi per i soggetti ritenuti colpevoli anche di lesioni. Nonostante il procuratore Roberto Rossi avesse inizialmente formulato richieste più severe, includendo la privazione dei diritti politici per gli imputati, la corte ha optato per un giudizio che colpisce le condotte individuali. Questo elemento è centrale nella strategia comunicativa di Forza Italia, che utilizza il verdetto per sottolineare come, al momento, non sia stata sancita l’illegalità intrinseca dell’intera sigla politica.
Parallelamente al fronte penale, Nevi ha affrontato anche la questione delle sedi storiche occupate dal movimento, un tema che spesso infiamma le cronache locali e nazionali. Su questo punto, la posizione degli azzurri si fa più netta e meno legata alle tempistiche della giustizia penale, spostandosi su un piano di legalità amministrativa e rispetto della proprietà. Rispondendo alle sollecitazioni su un possibile sgombero delle sedi romane o nazionali, Nervi ha chiarito la posizione degli azzurri: «Altro discorso sono le occupazioni abusive, siamo sempre d’accordo per lo sgombero che vale per tutti». In questo modo, Forza Italia cerca di bilanciare il rigore garantista sul piano ideologico con una fermezza pragmatica sul tema dell’ordine pubblico, ribadendo che l’abusivismo non può essere tollerato a prescindere dal colore politico di chi lo mette in atto.
Il dibattito resta dunque aperto e proiettato verso i prossimi gradi di giudizio. Se da un lato l’opposizione e diverse associazioni partigiane premono per un intervento immediato del Ministero dell’Interno, dall’altro la maggioranza di governo, e in particolare la componente centrista, preferisce muoversi lungo i binari stretti del diritto. Per gli azzurri, solo una sentenza che accerti in modo inequivocabile la finalità antidemocratica dell’associazione potrebbe giustificare la sua cancellazione dal panorama associativo italiano.