
Roma, è caccia al rapinatore seriale di hotel
Il cuore di Roma si è trasformato, nel giro di poche ore, nel teatro di una caccia all’uomo che tiene con il fiato sospeso gli investigatori della Squadra Mobile e i commissariati del centro. Un rapinatore solitario, descritto come freddo e determinato, ha preso di mira il settore alberghiero della Capitale, mettendo a segno due colpi in rapida successione con un modus operandi che lascia poco spazio ai dubbi sulla sua pericolosità. L’ultimo episodio, cronologicamente parlando, si è consumato nel pomeriggio di martedì lungo via Nazionale, una delle arterie pulsanti del turismo romano. Intorno alle 16, un uomo con il volto completamente nascosto da un passamontagna nero ha fatto irruzione nella hall di un noto hotel, puntando immediatamente una pistola contro il receptionist di turno. Le richieste, urlate con un tono che non ammetteva repliche, sono state formulate in lingua inglese, quasi a voler depistare le indagini o a sottolineare una provenienza straniera: «Give me cash! Cash!», ovvero «Dammi i soldi! I soldi».
L’impiegato della struttura, trovatosi improvvisamente davanti alla canna di una pistola, ha vissuto momenti di puro terrore. In una testimonianza raccolta dagli agenti subito dopo i fatti, l’uomo ha descritto la scena con lucidità, nonostante lo shock ancora evidente. Il dipendente ha raccontato che il bandito continuava a agitare l’arma, chiedendo con insistenza quanto denaro ci fosse in cassa e porgendogli una borsa per raccogliere il bottino. Le parole del receptionist restituiscono la gravità della situazione: «All’improvviso ho visto l’arma puntata contro di me. In inglese mi ha chiesto più volte di consegnare i soldi in contanti poi mi ha chiesto quanto denaro c’era in cassa mentre agitava l’arma. Mi ha dato una busta e una volta che ha visto la cassa vuota è scappato via. Ero terrorizzato non solo per me ma anche per i clienti dell’albergo. Se in quel momento fosse entrato uno dei nostri ospiti, o fosse sceso da una delle stanze, non so cosa sarebbe potuto accadere». Una preoccupazione, quella per la sicurezza degli ospiti, che evidenzia come il rischio potesse coinvolgere anche ignari turisti di passaggio nella hall.
Le indagini sono scattate immediatamente, ma i rilievi della polizia scientifica sul posto non hanno restituito tracce biologiche o impronte utili, segno che il rapinatore ha agito con una certa accortezza professionale. Tuttavia, la tecnologia si sta rivelando la risorsa più preziosa per gli inquirenti. Le telecamere di videosorveglianza dell’albergo hanno infatti immortalato l’intera sequenza dell’assalto, permettendo di delineare un primo identikit fisico del sospettato. Incrociando questi dati con i dettagli di una rapina analoga avvenuta poche ore prima nel quartiere Prati, gli investigatori hanno maturato la convinzione che si tratti della stessa persona. Un confronto tra i fotogrammi delle due diverse strutture ha mostrato analogie strutturali e comportamentali che portano verso una pista ben precisa.
Gli indizi raccolti finora punterebbero a un uomo di origini marocchine, già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici legati a furti e rapine. La rete delle ricerche si è estesa a macchia d’olio, coinvolgendo anche i sistemi di monitoraggio urbano che coprono le zone di via Nazionale e del quartiere Prati. Gli investigatori stanno mappando meticolosamente i movimenti del bandito in fuga, analizzando ogni “occhio elettronico” pubblico e privato situato lungo le possibili vie di scampo. La collaborazione tra i diversi commissariati è costante, con l’obiettivo di chiudere il cerchio intorno al fuggitivo prima che possa colpire nuovamente.
M.M.