
Roma, condannato il leader della baby gang di Trastevere
E’ giunta la sentenza definitiva nei confronti del componente più anziano di quella che, nell’aprile del 2018, era stata ribattezzata come la baby gang che terrorizzava il cuore della movida capitolina. L’imputato, l’unico del gruppo a essere già maggiorenne all’epoca delle violenze, è stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione. Le accuse sono pesanti: lesioni e rapina, aggravate dalla furia di un branco che non cercava solo denaro, ma anche il gusto della sopraffazione. Il pubblico ministero Stefano Opilio, che ha seguito con attenzione l’evolversi di questo intricato caso giudiziario, aveva sollecitato una pena leggermente superiore, chiedendo sei anni di carcere.
Il giudice, nel pronunciare la sentenza, ha disposto la continuazione della pena rispetto a una precedente condanna a due anni che il giovane ha già scontato per un’altra rapina consumata nella medesima, folle notte di otto anni fa. Mentre i complici più giovani hanno già affrontato i loro iter giudiziari separati davanti al tribunale per i minorenni, per il leader del gruppo il percorso è stato più lungo, arrivando a conclusione solo ora. La ricostruzione di quella notte di aprile del 2018 sembra uscita da un brutale film sulla criminalità urbana, con il gruppo che si muoveva famelico tra piazza Trilussa e largo Argentina, lasciando dietro di sé una scia di sangue e traumi.
La prima vittima della serata era stata una ragazza di vent’anni. Si trovava a largo Argentina quando il branco, composto da cinque persone, ha tentato di sottrarle con la forza lo scooter. La giovane ha provato coraggiosamente a resistere, ma la reazione del gruppo è stata di una violenza sproporzionata: è stata colpita con calci e pugni al volto, finendo in ospedale con le ossa nasali fratturate e una prognosi di venti giorni. È stata proprio lei, nonostante lo shock, a riuscire a dare l’allarme chiamando il 112, permettendo così alle forze dell’ordine di mettersi sulle tracce dei responsabili.
Tuttavia, prima che gli agenti potessero intervenire, il branco aveva già messo a segno un secondo round di inaudita ferocia in via della Renella, nel cuore di Trastevere. Qui l’obiettivo era una giovane coppia che camminava tenendosi per mano. Secondo le accuse, l’aggressione è stata motivata da un profondo odio omofobico, oltre che dall’intento predatorio. Il gruppo ha circondato i due ragazzi, iniziando a deriderli con frasi sprezzanti. A uno dei due sono stati strappati gli occhiali da sole e, al minimo accenno di reazione, è scattato il pestaggio collettivo. Mentre uno dei giovani veniva colpito con uno schiaffo, l’altro cercava disperatamente di attirare l’attenzione dei passanti gridando aiuto. Per tutta risposta, è stato scaraventato a terra e preso a calci e pugni.
Le conseguenze fisiche per la coppia sono state gravissime: uno dei ragazzi ha riportato la perforazione di un timpano, lesione giudicata guaribile in venti giorni, mentre il compagno se l’è cavata con sette giorni di prognosi per ematomi ed escoriazioni multiple. La fuga dei responsabili è durata però molto poco. Grazie alla tempestiva segnalazione e al coordinamento tra i commissariati Celio, San Paolo e Trevi-Campo Marzio, gli agenti sono riusciti a individuare il branco proprio sulla scalinata di piazza Trilussa, dove i ragazzi si erano fermati, convinti forse di averla fatta franca. Riconosciuti senza ombra di dubbio dalle loro vittime, per loro sono scattate le manette.
M.M.