
Roma, Capitale del sapere: primato nazionale per numero di laureati
Roma non è soltanto la meta privilegiata del turismo globale e la culla della cultura millenaria, ma si attesta oggi come il principale polo della conoscenza in Italia. Con un totale di 66.271 studenti che hanno completato con successo il proprio percorso accademico, la Capitale ha conquistato il primo posto nazionale per numero di laureati. I dati, elaborati dall’Ufficio di Statistica di Roma Capitale su rilevazioni del Ministero dell’Università e della Ricerca, descrivono una realtà in forte espansione: nell’ultimo anno solare, la percentuale di “dottori” proclamati negli atenei romani è cresciuta del 9,7%, un valore che doppia quasi la media dell’aumento registrato su base nazionale, ferma al 5,5%.
Il confronto con gli altri grandi centri universitari del Paese evidenzia la netta accelerazione della Capitale. Se Roma guida la classifica, Milano segue al secondo posto con 53.752 laureati e un incremento del 4,3%, tallonata da Napoli che registra 53.064 proclamazioni. Più distaccate si posizionano Torino e Bologna. Si tratta di un sorpasso storico consolidatosi in tempi recenti: basti pensare che nel 2020 era ancora Milano a detenere il primato. A spingere questa crescita contribuisce in modo significativo anche la componente internazionale, con il numero di laureati stranieri che ha segnato un balzo in avanti, passando dalle 1.579 unità del 2023 alle 1.915 del 2024.
Analizzando la distribuzione tra i singoli atenei, la Sapienza Università di Roma mantiene saldamente la sua leadership con 21.770 laureati. Un dato sorprendente emerge dal secondo posto occupato dall’università telematica Mercatorum, che ha proclamato oltre 12.904 dottori, a testimonianza di come l’offerta formativa digitale stia attraendo una fetta sempre più ampia di utenza. Seguono i grandi atenei pubblici di Roma Tre e Tor Vergata. Anche il numero complessivo degli iscritti è in aumento, superando quota 354.000 unità, mentre si registra una leggera contrazione nelle nuove immatricolazioni (-3,7%), un segnale che i demografi attribuiscono all’inizio degli effetti del calo delle nascite sulla popolazione studentesca.
Per quanto riguarda gli ambiti disciplinari, i laureati romani prediligono i percorsi legati al gruppo economico, che rappresentano il 17,9% del totale, seguiti dall’area politico-sociale e della comunicazione. Restano estremamente solidi anche i settori tecnico-scientifici: l’area medico-sanitaria e quella ingegneristica hanno prodotto lo scorso anno circa 7.000 nuovi professionisti ciascuna. Tuttavia, l’analisi dei dati rivela il persistere di un marcato divario di genere nella scelta dei corsi di studio, con una polarizzazione che sembra ancora difficile da scardinare.
Nonostante le donne rappresentino la maggioranza assoluta dei laureati totali, la loro presenza è concentrata massicciamente nei settori dell’educazione e della formazione, dove raggiungono il 94% del totale. Al contrario, le discipline STEM rimangono un fecondo terreno di predominio maschile. Nelle facoltà di Informatica e Tecnologie ICT, ad esempio, le studentesse costituiscono appena il 26,4% dei laureati. Come sottolineato dai ricercatori, «le studentesse continuano a prediligere corsi in ambito artistico e linguistico, mentre gli uomini predominano in ingegneria e scienze motorie», delineando una sfida futura per le istituzioni accademiche romane che puntano a una maggiore equità nell’accesso alle carriere scientifiche e tecnologiche.