
Roma-Bologna, notte da dentro o fuori: Gasperini cerca l’impresa
L’atmosfera che si respira attorno allo Stadio Olimpico in queste ore ricorda le grandi notti europee, quelle in cui la città si tinge di colori e speranze che il campionato, ultimamente, ha faticato a regalare. La sfida di questa sera contro il Bologna non è soltanto un ritorno di coppa, ma somiglia terribilmente a uno spartiacque per l’intera stagione della Roma, anche se Gian Piero Gasperini preferisce dribblare questa definizione. Il tecnico sa bene che caricare eccessivamente l’ambiente potrebbe essere controproducente per un gruppo che appare stanco, quasi frastornato dal peso degli ultimi risultati negativi contro Genoa e Como e dal ricordo ancora vivo della rete di Gatti che ronza nelle orecchie come un presagio sinistro. Eppure, la realtà dei fatti parla di una Champions League che sembra oggi più raggiungibile attraverso il percorso internazionale che non tramite una classifica di Serie A che vede i giallorossi scivolati al sesto posto.
Gasperini, parlando della posta in palio in questa vigilia elettrica, ha cercato di mantenere i toni bassi pur riconoscendo il valore della contesa: «È una gara da dentro o fuori, sappiamo che ti dà la possibilità di giocarne almeno altre due. Spartiacque però come termine non mi piace, anche se rende l’importanza della gara. Sei dentro una manifestazione dove puoi continuare e andare avanti, più importante di una partita di campionato sicuramente. Ma poi se continui diventerà crocevia quella successiva». Queste parole servono a schermare una squadra che ha vinto solo due delle ultime dieci partite e che ha visto la propria difesa, un tempo fiore all’occhiello del progetto tattico, sgretolarsi sotto i colpi degli avversari subendo la bellezza di dieci reti nelle ultime sei uscite. Il tecnico però non accetta processi sommari e difende l’integrità dei suoi uomini, sottolineando che l’impegno è totale e che le difficoltà di organico non devono diventare alibi, pur essendo una realtà innegabile con cui fare i conti ogni giorno.
Non è mancata una punta di ironia graffiante quando il discorso è caduto sulle recenti polemiche arbitrali e sulla valutazione dell’Aia riguardo alla direzione di Massa a Como, promossa con un voto altissimo nonostante le proteste giallorosse. Gasperini ha scelto la via del sorriso amaro per commentare il paradosso di un arbitraggio aspramente criticato ma ufficialmente celebrato: «Vedendo le immagini, a volte quando ti senti preso in giro devi fare la faccia da scemo. Quindi la faccio e non mettiamo in difficoltà nessuno». Questa schiettezza si riflette anche nella gestione di un’infermeria che continua a privare la squadra dei suoi pezzi più pregiati. Con Dybala, Soulé, Dovbyk e Ferguson ancora fuori dai giochi, le opzioni offensive sono ridotte all’osso. Il tecnico sembra aver ormai metabolizzato queste assenze, puntando tutto sui superstiti e sulla capacità di sacrificio di chi scenderà in campo, senza cercare giustificazioni preventive ma affrontando la realtà di una rosa decimata.
Il grande interrogativo della serata riguarda Manu Koné. Il centrocampista francese vive un momento complesso, sospeso tra prestazioni opache, fastidi muscolari e le insistenti voci di mercato che lo vorrebbero nel mirino dell’Inter. Il ricordo della scorsa stagione, quando all’epoca della gestione Ranieri venne escluso in una notte decisiva a Bilbao dopo essere stato accusato di giocare per sé stesso, aleggia ancora come un fantasma tra i tifosi. Gasperini, tuttavia, sembra intenzionato a dargli fiducia nonostante il ragazzo non sia al meglio della condizione fisica. Il tecnico ha ammesso che il francese è quello che sta peggio nel bollettino medico, ma i segnali arrivati dall’ultima seduta di allenamento suggeriscono che il solito Manu sarà regolarmente al suo posto in mezzo al campo per garantire quella fisicità necessaria a contenere un Bologna che, pur reduce da una stagione post-Champions complicata, resta un avversario di assoluto spessore tattico.
In attacco, la ricerca di un partner per Malen sembra portare dritta a Stephan El Shaarawy. Il Faraone, reduce da un lungo stop forzato di quaranta giorni, rappresenta l’esperienza necessaria in partite dove il pallone pesa il doppio e ogni errore può essere fatale. Gasperini ha confermato la sua candidatura: «basta leggere la nostra rosa. Stephan è rimasto fuori quaranta giorni e non si è mai allenato. Ora che sta bene può essere tra i protagonisti». Insieme a lui, Lorenzo Pellegrini e lo spagnolo Zaragoza completano il pacchetto di mischia a disposizione per scardinare la difesa emiliana in una serata che riparte dal pareggio per uno a uno dell’andata. La buona notizia arriva dal reparto arretrato con il ritorno di Ndicka, che riprenderà il comando delle operazioni affiancato da un Mancini stoico nonostante i problemi al polpaccio e da un Hermoso chiamato a riscattare le incertezze mostrate domenica scorsa. In una notte che non ammette calcoli, la Roma cerca la sua identità perduta per continuare a sognare in Europa.