
Roma, 85 locali multati dal Nas in 3 mesi per cattiva igiene e cibi pericolosi
Il cuore pulsante della ristorazione capitolina è finito nuovamente sotto la lente d’ingrandimento dei Carabinieri del Nucleo antisofisticazione e sanità, che proprio durante le recenti festività di Pasqua e Pasquetta hanno portato a termine una serie di interventi mirati nel centro storico. Le ispezioni si sono concentrate in particolare su due note norcinerie situate in via della Scrofa e nei pressi del Pantheon, entrambe riconducibili a un unico amministratore, figura di spicco nel panorama gastronomico locale. Ciò che i militari si sono trovati davanti non è stato soltanto un catalogo di prelibatezze romane, ma un quadro preoccupante di irregolarità che ha portato al sequestro immediato della merce e alla sospensione delle licenze per le due attività coinvolte.
Nelle celle frigorifere e sui banchi di vendita sono state rinvenute coralline, prosciutti e salami completamente privi di etichettatura o di documenti che ne attestassero la tracciabilità. Si trattava, dunque, di prodotti dalla provenienza ignota, potenzialmente pericolosi per la salute pubblica poiché impossibili da monitorare lungo la filiera produttiva. A questo scenario si sono aggiunte scarse condizioni igieniche generali e, dato ancora più grave sotto il profilo penale, la scoperta di allacci abusivi alla rete elettrica nazionale per alimentare i locali.
I controlli effettuati in questi giorni non sono tuttavia episodi isolati, ma fanno parte di una strategia a tappeto che il comando dell’Arma sta attuando dall’inizio del 2026 su tutto il territorio romano. Nel solo primo trimestre dell’anno sono stati infatti ispezionati 170 locali, con un tasso di irregolarità che sfiora il 50%: un dato allarmante che evidenzia come un titolare su due presenti carenze nella conservazione degli alimenti o assenza di tracciamento, al punto che ben 85 locali sono stati sanzionati. Il bilancio di questi primi tre mesi parla di 480 quintali di merce sequestrata, per un valore commerciale stimato in 208mila euro, a fronte di sanzioni amministrative che hanno già toccato quota 24mila euro.
Questo rigore amministrativo risponde a una necessità precisa di tutela del consumatore, come chiarito dalle autorità competenti. Secondo quanto sottolineato dal comando dell’Arma: «Particolare attenzione è stata prestata tanto alla conservazione quanto alla tracciabilità. L’assenza di tali informazioni rappresenta infatti un serio rischio, poiché impedisce di risalire all’origine delle materie prime e di ritirare tempestivamente i prodotti dal mercato in caso di contaminazioni o emergenze sanitarie».
La severità degli interventi è supportata dai numeri imponenti registrati durante l’intero arco dell’anno precedente, il 2025, quando le ispezioni totali furono oltre mille, portando al sequestro di 780 quintali di prodotti per un valore di 14 milioni di euro e multe per 1,3 milioni. Questa continuità nell’azione di contrasto mira a sradicare abitudini pericolose non solo nelle piccole rivendite, ma anche in locali storici e blasonati della Capitale.
Soltanto la scorsa settimana, ad esempio, un caso simile ha scosso il quartiere Parioli, dove una pasticceria attiva fin dagli anni Cinquanta è stata costretta a chiudere i battenti. Anche in quella circostanza, oltre al ritrovamento di cibi scaduti coperti da muffe, gli ispettori hanno accertato un sofisticato sistema di manomissione del contatore elettrico. Il danno stimato per l’energia sottratta illegalmente alla rete pubblica negli ultimi quattro anni ammonta a circa 360mila euro. Questi episodi confermano che la vigilanza sui settori della ristorazione e della somministrazione di alcolici rimarrà altissima per tutto il proseguo dell’anno, con l’obiettivo di garantire che la tradizione culinaria di Roma non venga offuscata da pratiche illecite o igienicamente degradanti.