
Quarticciolo, l’offensiva dei carabinieri: 300 pusher arrestati in un anno
Quella che un tempo era una piazza di spaccio saldamente nelle mani della criminalità organizzata sta lentamente riacquistando la sua vocazione originale. Nel cuore del Quarticciolo, tra i lotti popolari di via Manfredonia, le bustine di sostanze stupefacenti hanno lasciato il posto ai palloni da calcio dei bambini che tornano a giocare insieme negli spazi comuni. Questa trasformazione non è frutto del caso, ma dell’imponente lavoro svolto dai Carabinieri della Compagnia Roma Casilina nel corso di tutto il 2025. Un anno di pressione costante che ha portato all’arresto di oltre 300 persone per reati legati alla detenzione e allo spaccio di droga.
L’analisi dei flussi criminali operata dai militari rivela una struttura gerarchica ben definita: circa il 70% degli arrestati è di origine nordafricana — principalmente tunisini, marocchini ed egiziani — impiegati come manovalanza a basso costo dai gruppi italiani locali. Questi soggetti, spesso irregolari e considerati sacrificabili, agiscono come vedette o “galoppini” lavorando alla giornata. Tuttavia, i tentativi di autonomia da parte di alcuni di questi “lavoratori stranieri” hanno innescato violente reazioni da parte dei clan locali che gestiscono storicamente il territorio. La legge del quartiere resta infatti brutalmente legata alle radici: chi prova ad alzare la testa viene ferito.
Il 2025 è stato segnato da episodi di sangue che confermano queste tensioni interne. Il 7 luglio scorso, in via Manfredonia, il venticinquenne tunisino Louai Zammouri è stato gambizzato con due colpi di pistola per aver tentato di aprire una propria piazza di spaccio indipendente. Responsabile dell’agguato è stato identificato Fabio Magnani, romano di 48 anni con precedenti specifici. Appena due giorni dopo, in via Ostuni, una simile sorte è toccata a un cittadino egiziano e a un altro tunisino, feriti a colpi di fucile da due italiani poi arrestati in flagranza. Come spiegato al Messaggero dal Maggiore Andrea Quattrocchi, al comando della Compagnia Roma Casilina dal 2023: «Episodi che testimoniano come lo Stato mantenga saldamente il controllo del territorio nell’area e che sono il segnale della crisi che c’è negli equilibri del Quarticciolo perché le attività da noi svolte costringono la criminalità a riorganizzarsi».
I numeri dell’attività dell’Arma restituiscono la dimensione del colpo inferto al narcotraffico locale: circa 30 chilogrammi di droga sequestrati in un solo anno, equivalenti a 18.000 dosi tra cocaina, crack e hashish, per un valore di mercato stimato in 1,5 milioni di euro. Questa pressione ha ridotto le piazze attive a sole quattro, liberando interamente zone nevralgiche come quella di via Manfredonia. Il Prefetto Lamberto Giannini ha indicato una linea strategica chiara, basata su 1072 servizi di controllo effettuati nell’arco dell’anno, mirati a «restituire il Quarticciolo ai cittadini onesti che lo vivono», nonostante le feroci resistenze incontrate.
Le aggressioni ai militari, come quella avvenuta sulla Togliatti lo scorso febbraio quando 30 persone hanno circondato i Carabinieri per difendere un capo piazza, non hanno fermato l’azione dello Stato. Al contrario, la carenza di manodopera causata dai numerosi arresti sta costringendo gli organizzatori a esporsi in prima persona o a delocalizzare i magazzini di stoccaggio fuori dal Raccordo Anulare, aumentando il rischio di essere scoperti durante il trasporto. Oltre alla repressione, il 2025 ha visto fiorire iniziative di legalità, dagli incontri nelle scuole come il liceo scientifico Francesco D’Assisi fino alla rimozione di carcasse d’auto e rifiuti con il supporto dei Carabinieri Forestali e dell’Ama. L’obiettivo resta uno solo: che ogni piazza del quartiere torni ad appartenere esclusivamente ai giochi dei bambini.
M.M.