Patto di Stabilità, braccio di ferro tra Roma e Bruxelles per lo stop

10/04/2026

La necessità di intervenire con tempestività di fronte a una recessione già conclamata oppure l’esigenza di agire d’anticipo per evitare che le finanze pubbliche crollino sotto il peso del conflitto in Medio Oriente rappresenta oggi il cuore del confronto tra l’Italia e l’Unione Europea. Al centro della disputa vi è la possibilità di sospendere nuovamente il Patto di Stabilità e Crescita, uno strumento che permetterebbe ai governi nazionali di sostenere le proprie economie messe a dura prova dai rincari energetici e dall’instabilità geopolitica. Da Roma il messaggio è arrivato chiaro e univoco attraverso le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dei vertici del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Secondo la premier, una sospensione temporanea delle regole di bilancio «non dovrebbe essere un tabù», specialmente in un momento in cui le tensioni internazionali rischiano di gonfiare l’indebitamento oltre la soglia del 3%. Dal Mef hanno rincarato la dose sottolineando che, qualora la crisi dovesse peggiorare, «si dovrà porre seriamente il tema di una risposta unitaria europea», ricalcando quanto già avvenuto durante l’emergenza pandemica.

Le ripercussioni della crisi iraniana e il blocco dello stretto di Hormuz stanno già costringendo il governo a rivedere le proprie stime di crescita per l’anno in corso. Se inizialmente le previsioni per il 2026 lasciavano sperare in un rialzo, l’attuale scenario bellico sta spingendo via XX Settembre a limare i target verso il basso. L’aumento del prodotto interno lordo, inizialmente stimato allo 0,7%, potrebbe arrestarsi allo 0,6 o addirittura allo 0,5%, con un effetto trascinamento che colpirà anche l’anno prossimo. Nonostante il pessimismo dei numeri, all’interno del ministero si continua a dichiarare di voler credere in un possibile miracolo economico, anche se la realtà dei fatti sembra dare ragione agli organismi internazionali che prevedono un rallentamento globale.

A spegnere gli entusiasmi del governo italiano è intervenuto Valdis Dombrovskis, commissario europeo all’Economia, che ha gelato le speranze di un nuovo congelamento del Patto durante un’audizione al Parlamento Europeo. Sebbene abbia aperto alla possibilità di tassare gli extraprofitti delle società energetiche, Dombrovskis è stato categorico sulla tenuta delle regole fiscali. Il politico lettone ha precisato che «per sospendere il Patto occorre che ci sia una grave recessione» e ha aggiunto con fermezza che «al momento non ci troviamo in questa situazione». Secondo Bruxelles, i margini di manovra sono oggi molto più limitati rispetto alla crisi del 2022 a causa dell’elevato debito pubblico accumulato e della necessità impellente di incrementare le spese destinate alla difesa. Il rischio concreto, secondo la Commissione, è quello della stagflazione, un pericoloso mix di inflazione galoppante e crescita anemica che potrebbe tagliare ulteriormente le stime di sviluppo dell’intero Vecchio Continente.

In questo clima di incertezza, anche il Fondo Monetario Internazionale ha espresso forti preoccupazioni per quello che viene definito uno shock asimmetrico. Kristalina Georgieva ha infatti affermato: «Anche il nostro scenario migliore prevede una revisione al ribasso della crescita mondiale», evidenziando come la guerra lascerà cicatrici permanenti sulle catene di approvvigionamento e sulla fiducia degli investitori. L’Italia, nel frattempo, resta in attesa dei dati Eurostat di fine mese per capire se potrà uscire dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo. Il risultato sarà determinante per le strategie future: se il deficit risulterà sotto controllo, l’esecutivo potrà tentare di attivare le clausole di flessibilità per le spese militari, altrimenti sarà costretto a chiedere un nuovo e politicamente complicato scostamento di bilancio alle Camere per far fronte alle emergenze della prossima stagione.

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