
Nonni digitali e l’ansia da reperibilità: i rischi degli smartphone per gli over 65
L’immagine del nonno che fatica ad accendere il cellulare o che lo usa solo per le emergenze è ormai un ricordo sbiadito del passato. La realtà fotografata dall’indagine denominata Nonni Digitali, realizzata dall’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo in stretta collaborazione con l’ANAP Confartigianato su un campione di oltre 500 persone sopra i 65 anni, ci racconta una storia completamente diversa e per certi versi inaspettata. Anche le vecchie generazioni vivono oggi totalmente immerse in un mondo fatto di chat continue, ore passate online e una reperibilità costante che spesso genera stress e pressione psicologica. I dati raccolti parlano chiaro e sono specchio di un’epoca di profondo cambiamento: ben l’82% degli intervistati utilizza lo smartphone ogni singolo giorno. Non si tratta più di un uso rapido, sporadico o meramente funzionale, poiché una fetta consistente del campione dichiara di trascorrere molte ore della propria giornata incollata allo schermo, evidenziando una trasformazione radicale nella gestione del tempo libero durante la terza età.
Questa immersione profonda nel digitale va ben oltre la semplice necessità pratica di comunicare. Come sottolineato con precisione da Giuseppe Lavenia, presidente dell’associazione Di.Te., quando una parte così rilevante della popolazione anziana passa una quota significativa di tempo online, lo smartphone smette di essere percepito solo come uno strumento tecnologico. Esso si trasforma gradualmente in un vero e proprio regolatore emotivo. Di fatto, il dispositivo si sta trasformando sempre più in un tappabuchi per riempire i vuoti della giornata e, soprattutto, per attenuare quel senso di solitudine che troppo spesso accompagna questa delicata fase della vita. Tuttavia, questa connessione costante porta con sé un rovescio della medaglia che avvicina incredibilmente i nonni ai ritmi frenetici tipici dei lavoratori o degli studenti più giovani: l’ansia da reperibilità. Non è un caso che quasi il 40% dei nonni affermi di sentirsi obbligato a rispondere immediatamente a messaggi o chiamate, entrando in quella che viene definita come la «logica dell’urgenza digitale», fonte primaria di uno stress silenzioso ma estremamente pervasivo. Inoltre, una quota simile riferisce di provare un concreto disagio se dimentica lo smartphone a casa, segno inequivocabile di una dipendenza ormai strutturata.
Uno degli aspetti più delicati emersi dalla ricerca riguarda il complesso rapporto tra tecnologia e isolamento sociale. Per circa un quinto degli over 65, avere il telefono in mano significa sentirsi meno soli. Questa percezione aumenta in modo significativo tra chi vive effettivamente da solo tra le mura domestiche. Tuttavia, gli esperti psicologi avvertono che tale sensazione può facilmente rivelarsi un’arma a doppio taglio per la salute mentale. Quando è la tecnologia a dover colmare i vuoti relazionali, significa che la solitudine è già radicata nel vissuto quotidiano della persona. In questo senso, il digitale non agisce come una cura reale, ma piuttosto come un anestetico che maschera il problema senza risolverlo alla radice. L’iper-connessione espone inoltre la popolazione anziana a rischi concreti sul fronte della sicurezza informatica, un terreno dove la consapevolezza non è sempre allineata alla realtà dei fatti. Sebbene quasi la metà del campione si dica convinta di saper gestire adeguatamente la propria privacy, molti ammettono di imbattersi spesso in fake news o pericolosi tentativi di truffa. Questa discrepanza tra la percezione soggettiva di controllo e l’effettiva vulnerabilità oggettiva rende i nonni digitali dei bersagli ideali per i pericoli della rete.
Sul fronte delle relazioni familiari, l’applicazione regina rimane senza dubbio WhatsApp, utilizzata regolarmente dalla stragrande maggioranza dei soggetti coinvolti nell’indagine. Tuttavia, la comunicazione via chat non sempre si traduce in un confronto reale e profondo tra le generazioni. Spesso i conflitti familiari vengono taciuti o evitati per il timore di disturbare i figli e i nipoti o, peggio, di essere esclusi dai gruppi di famiglia, portando a una silenziosa rinuncia al dialogo vero in favore di una connessione che appare purtroppo superficiale. Non mancano comunque gli aspetti positivi, poiché per molti lo smartphone funge da prezioso assistente personale per ricordare appuntamenti, impegni sociali o la corretta assunzione di terapie farmacologiche. In ogni caso, come opportunamente evidenziato da Fabio Menicacci, segretario nazionale di ANAP Confartigianato, i dati segnalano come la tecnologia sia entrata nelle vite dei nostri anziani « senza un accompagnamento adeguato » e come questi siano « spesso lasciati soli » nel gestire la complessità del digitale. La sfida principale per il futuro rimane quella di far sì che dietro una connessione continua non si vadano a nascondere « nuove forme di isolamento » che potrebbero compromettere seriamente il benessere psicofisico della terza età.