
Navi russe al largo della Sardegna, si muove la Marina italiana
La presenza di unità navali appartenenti alla Federazione Russa nel cuore del bacino del Mediterraneo continua a mantenere altissimo il livello di allerta delle autorità italiane e dei vertici della Nato. Al centro di un monitoraggio costante e minuzioso vi è la Sparta IV, una nave cargo specializzata nel trasporto di materiali bellici, che nelle ultime ore è stata localizzata a una distanza compresa tra le quindici e le venticinque miglia nautiche dalla costa orientale della Sardegna. Sebbene la navigazione avvenga tecnicamente in acque internazionali e non configuri, almeno formalmente, una violazione dei confini marittimi nazionali, la traiettoria anomala e la natura stessa del convoglio impongono una sorveglianza ravvicinata che non ammette distrazioni. La Sparta IV non sta navigando in solitaria, essendo scortata dal cacciatorpediniere Severomorsk, un’unità risalente all’epoca sovietica lunga oltre centosessanta metri, e dalla petroliera Kama, fondamentale per garantire i rifornimenti di combustibile necessari a sostenere la missione.
La spedizione russa ha avuto origine presumibilmente dalla base di Tartus, situata in Siria, e secondo le analisi più accreditate dagli esperti di geopolitica potrebbe essere impegnata nel trasferimento strategico di armamenti e munizioni verso l’enclave di Kaliningrad, con l’obiettivo finale di rifornire l’esercito impegnato nel conflitto in Ucraina. Tuttavia, a destare i maggiori sospetti è stata un’inspiegabile deviazione di rotta avvenuta lo scorso 3 febbraio. Invece di proseguire linearmente verso lo stretto di Gibilterra, la flottiglia ha improvvisamente virato verso le isole Baleari per poi stabilizzarsi in un movimento a pendolo proprio davanti al litorale sardo. Sebbene sia stata avanzata l’ipotesi che il convoglio volesse mettersi al riparo da eventuali condizioni meteorologiche avverse, tale giustificazione non ha convinto gli analisti militari, i quali sottolineano come lo stato del mare non fosse così proibitivo da impedire la regolare navigazione.
In risposta a questa manovra inattesa, la Marina Militare italiana ha prontamente schierato i suoi assetti tecnologici più avanzati, tra cui la fregata Spartaco Schergat, recentemente entrata in servizio e dotata di sistemi d’avanguardia per il monitoraggio elettronico delle unità straniere. L’impegno istituzionale è stato confermato attraverso i canali ufficiali: «l’Operazione Mediterraneo Sicuro (Oms) prosegue senza soluzione di continuità con attività di controllo ravvicinato delle navi militari della Federazione Russa e delle unità mercantili della cosiddetta flotta ombra presenti nel Mediterraneo». Oltre al pattugliamento navale di superficie, è stato attivato un costante controllo aereo tramite un velivolo della Guardia di Finanza decollato da Pratica di Mare, incaricato di seguire dall’alto l’andamento del convoglio, mentre in altre zone del Mediterraneo la fregata Virginio Fasan continua a monitorare i movimenti del sommergibile d’attacco Krasnodar.
Le ipotesi sulle reali motivazioni che spingono le navi russe a indugiare davanti alle coste sarde sono diverse e toccano punti nevralgici della nostra sicurezza. La Sardegna ospita infatti poligoni militari di importanza strategica per l’Alleanza Atlantica e la vicinanza della flottiglia russa potrebbe avere finalità di intelligence, puntando a intercettare flussi di comunicazione o a osservare le attività di addestramento che si svolgono nelle basi di Quirra o Capo San Lorenzo. Un altro scenario estremamente critico riguarda la possibile osservazione delle infrastrutture sottomarine presenti nel Mar Tirreno, dove giacciono i cavi fondamentali per il trasporto di energia e la trasmissione globale dei dati. Non si può infine escludere che questa presenza costituisca una voluta prova di forza, mirata a dimostrare che le forze navali russe possono operare stabilmente nel Mediterraneo sfidando la vigilanza dei paesi occidentali in un momento di estrema tensione internazionale.