Meloni e Vance a Milano: tre ore di vertice per ricucire l’asse con Washington

07/02/2026

Milano appare come sospesa in questa giornata inaugurale dei Giochi olimpici del 2026. La città è blindata, solcata da decine di mezzi dai vetri scuri in un silenzio quasi irreale che sembra preludere ai grandi eventi. Mentre gli occhi del mondo si concentrano sullo Stadio “Giuseppe Meazza” in San Siro per il tanto atteso taglio del nastro, la grande politica internazionale trova spazio in corso Monforte. Qui la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha accolto il vicepresidente statunitense J.D. Vance e il segretario di stato Marco Rubio per una colazione di lavoro durata oltre tre ore. Questo bilaterale arriva in un momento estremamente delicato, segnato da una serie di recenti attriti e incrinature che hanno messo seriamente alla prova la solidità del tradizionale asse tra Roma e Washington.

Davanti alle telecamere, prima di dare inizio alla discussione privata al riparo da sguardi indiscreti, Meloni ha ricordato i precedenti incontri con Vance, evocando un legame che intende andare oltre la semplice diplomazia di facciata. La premier ha sottolineato come l’occasione olimpica rappresenti una prosecuzione ideale di un percorso comune basato sulla condivisione di ideali profondi: «un sistema di valori tiene insieme Europa e Stati Uniti, tiene insieme l’Occidente, ed è alla base ovviamente della nostra cooperazione, della nostra amicizia e del futuro che vogliamo costruire insieme». Queste parole, mirano a rammendare quegli strappi che le frequenti incursioni verbali del tycoon hanno causato negli ultimi mesi, lasciando l’Europa in una posizione di costante e vigile attesa.

Uno dei nodi più spinosi affrontati durante il lungo pranzo, caratterizzato da un menu tipicamente italiano, ha riguardato le recenti e discusse dichiarazioni di Donald Trump sui soldati europei impegnati in Afghanistan, definiti codardi dal leader repubblicano. Tali affermazioni avevano suscitato l’ira del governo italiano, spingendo il ministro Crosetto a esigere scuse pubbliche per l’offesa arrecata ai nostri militari. Al tavolo della Prefettura, gli emissari americani hanno compiuto un timido ma significativo passo indietro, parlando di un mero errore di comunicazione o di un eccesso verbale tipico della campagna elettorale permanente. Tuttavia, Meloni ha fatto notare con fermezza come certe provocazioni rischino di terremotare i rapporti bilaterali, generando tensioni superflue che finiscono per ostacolare il dialogo necessario tra partner strategici.

Il vertice, a cui ha preso parte attivamente anche il ministro degli esteri Antonio Tajani, ha toccato dossier scottanti come il Board of Peace proposto per la crisi a Gaza. Gli Stati Uniti stanno esercitando un forte pressing per un coinvolgimento diretto dell’Italia, ma la nostra partecipazione resta attualmente frenata da evidenti incompatibilità con il dettato costituzionale, aggravate dalla presenza di figure internazionali giudicate ingombranti. Nonostante queste oggettive difficoltà giuridiche, la premier ha lasciato aperto uno spiraglio, confermando la volontà del governo di lavorare a una soluzione che permetta al Paese di non autoescludersi dai tavoli decisionali, magari attraverso un ruolo di osservatore esterno. La discussione si è poi allargata alla questione iraniana, con la ripresa dei negoziati in Oman, e alla crisi in Venezuela, dove l’Italia mantiene le antenne dritte per proteggere i robusti interessi energetici nazionali.

L’ultima parte del colloquio è stata dedicata al conflitto in Ucraina, attualmente in una fase di stallo permanente, e alla cruciale questione delle materie rare, diventata il nuovo terreno di scontro della geopolitica mondiale. Il braccio di ferro sulle risorse della Groenlandia e gli accordi in sede Nato sono stati analizzati con cura prima che la delegazione americana lasciasse la Prefettura milanese. La giornata si chiude così con un segnale di ripartenza nel dialogo transatlantico, in attesa che le parole di amicizia si trasformino in azioni concrete nei prossimi mesi di cooperazione.

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